L'imminente procedura della cosiddetta emersione di rapporti di lavoro (sanatoria) potrebbe condurre alla regolarizzazione di centinaia di migliaia cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale a far tempo dall’8 marzo 2020 in posizione di irregolarità o clandestinità. Tale procedura sarebbe inserita nell’ambito del “decreto rilancio” e coinvolgerebbe la forza lavoro di Questure e Prefetture a partire dal primo giugno. Nella bozza in nostro possesso vi è la previsione di assunzione a tempo determinato (6 mesi più 6) di 900 unità di personale impiegatizio da inserire nei competenti uffici del Ministero dell’Interno. Non è nostra intenzione discutere nel merito dell’opportunità politica di attivare tale procedura, che dal 2009 in poi si ripete ciclicamente assumendo diverse denominazioni (sanatoria, emersione, regolarizzazione ecc..), ma che in sostanza non fa altro, come le precedenti, che “regolarizzare” cittadini stranieri entrati o soggiornanti irregolarmente, o peggio clandestinamente, nel nostro paese'. A bocciare la scelta del Governo, annunciata tra le lacrime dal ministro Bellanova, è la segreteria del sindacato modenese di polizia Siulp.
'A dispetto di chi, con enormi sacrifici, anche economici, è entrato e soggiorna legalmente rispettando le leggi che questo Paese si è dato. Ovvero veicolando il messaggio che “In Italia si può entrare e stare anche in difetto di autorizzazioni e requisiti, tanto prima o poi si verrà sanati”.
Più nel tecnico osserviamo che le esperienze dal 2009 in avanti sembra non abbiano insegnato nulla, nel senso che l’enorme mole di lavoro che si sta per abbattere sugli uffici delle questure e prefetture, che oggi dispongono di scarse risorse umani e materiali, porteranno ad un allungamento inevitabile dei tempi di verifica e rilascio dei titoli di soggiorno, ordinari e straordinari - chiude il Siulp -. Senza dimenticare il probabile intasamento delle procure a seguito delle denunce per la falsità negli atti prodotti, o per lo “sfruttamento” della posizione di debolezza del “regolarizzando” il quale, come le passate indagini insegnano, spesso è stato obbligato a pagare di tasca propria anche gli oneri finanziari previsti in capo al datore di lavoro, in cambio di un contratto di lavoro apparentemente legale. Ricordiamo che dal 2009 in avanti gli organici della Polizia di Stato, e quindi anche degli Uffici Immigrazione, hanno subito tagli di migliaia di operatori mai rimpiazzati, e che i 900 interinali previsti, sono un numero assolutamente inadeguato al bisogno.'Ed è ovvio che l’attività di sportello (informativa, ricezione pratiche, consegna permessi ecc..) debba essere fatta in “presenza” fisica dell’operatore, come del resto l’attività accertatoria conseguente, che prevede la consultazione di banche dati investigative e giudiziarie richiedenti criteri di sicurezza assolutamente non esportabili su reti digitali esterne non altamente protette, come ampiamente risaputo.



