Nel cortile d'onore, sotto gli occhi di centinaia di parenti che seguono dall'alto dei loggiati, dopo gli onori alla città di Modena, al Tricolore e alla bandiera dell'Accademia, la cerimonia scandita dalla banda dell'Esercito Italiano. Si compongono i cadetti del 206° corso e del 207° questi ultimi pronti a giurare. Il rito scandito dalle parole del comandante dell'Accademia Militare. Il grido Lo Giuro, rimbomba nel cortile, seguito dall'inno nazionale. L'emozione si moltiplica nelle parole e per le parole del Ministro della Difesa, del Comandante dell'Accademia e del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito.
Il Capo di Stato Maggiore Masiello: 'Siamo primi a non volere la guerra, ma quando arriva non chiede permesso'
“I tempi che viviamo ci parlano chiaro, non possiamo ignorarli. Dobbiamo prepararci anche all’imponderabile, sperando che non arrivi mai”, ha affermato il capo di Stato maggiore dell’Esercito, Carmine Masiello, ricordando che la volontà di pace non basta a scongiurare i conflitti.“Noi militari siamo i primi a dire che non vogliamo la guerra, perché ne conosciamo gli orrori. Ma quando la guerra entra non chiede permesso”, ha aggiunto, sottolineando come la difesa oggi richieda innovazione continua, capacità di adattamento e padronanza delle tecnologie emergenti.
Rivolgendosi agli allievi, Masiello ha lanciato un invito diretto: “Intercettate i cambiamenti come solo i giovani sanno fare”.
Il Ministro Crosetto: 'Non riesco a discernere l'essere ministro dall'essere padre'
Nel suo intervento, il ministro della Difesa, che dal comandante ha ricevuto il titolo di Cadetto ad Honorem - ha scelto di rivolgersi ai cadetti con un racconto personale, evocando il recente rientro da Dubai allo scoppio della guerra in Medio Oriente. Un episodio che, nelle sue parole, ha messo a nudo la tensione tra ruolo istituzionale e responsabilità familiari.“In ogni momento sarò per qualunque persona delle Forze armate un po’ ministro e un po’ padre, perché io non riesco
Il ministro ha raccontato il momento in cui ha dovuto spiegare ai figli perché avesse rifiutato il volo di evacuazione, e quello ancora più duro in cui, una volta messi in salvo in un altro Paese, ha dovuto lasciarli per tornare in Italia: “A quel punto non siete più il loro papà come lo siete stati il giorno prima, siete il ministro. E il ministro non può portare via dei cittadini prima di altri, anche se sono i suoi figli”.


