Non si tratta soltanto della scarsa idratazione, già di per sé un problema rilevante: è una difficoltà fisiologica più ampia, che rende gli anziani vulnerabili anche quando le temperature non sembrano estreme. Molti anziani, soprattutto si vivono soli difficilmente si rendono conto della carenza di liquidi, sentono bene il bisogno di idratarsi.
'Il colpo di calore, pur possibile, resta una condizione rara - sottolinea lo specialista - molto più frequente è la disidratazione, che provoca cali di pressione, alterazioni del bilancio idro-salino e conseguenze sul comportamento e sulle funzioni cognitive. Il medico insiste sul fatto che chi assiste un anziano deve saper riconoscere i primi segnali: un cambiamento nello stato di orientamento, un’irritabilità insolita, una reattività ridotta all’ambiente esterno. Sono indizi che il caldo sta avendo un impatto diretto o indiretto sull’organismo e che richiedono attenzione immediata'
A complicare il quadro interviene la solitudine, che per molti anziani non è un dettaglio ma un fattore clinico. L’estate li espone a un doppio rischio, quello fisiologico e quello sociale. Senza una presenza attenta, la difficoltà a bere, a percepire la sete e a reagire ai segnali del corpo può diventare pericolosa. Bere di più, dunque, non basta. L’anziano non ha un forte stimolo della sete e spesso fatica a introdurre liquidi in quantità adeguata. Serve un monitoraggio costante, una proposta regolare di acqua e bevande fresche ma non ghiacciate, e un uso corretto di ventilatori e condizionatori, evitando l’esposizione diretta ai getti d’aria fredda che possono provocare sbalzi repentini'
Altro punto importante riguarda le terapie farmacologiche. In estate può essere necessario rimodulare i farmaci che agiscono sulla pressione o sul bilancio dei liquidi, come i diuretici. Il dottor Bortolotti chiarisce che 'questo non significa che il paziente debba sospendere autonomamente i medicinali, ma che deve rivolgersi al proprio medico curante per valutare se la terapia è ancora adeguata alle condizioni climatiche.
Le raccomandazioni generali restano valide, ma non bastano. Ciò che spesso manca nei messaggi pubblici è la consapevolezza della difficoltà fisiologica dell’anziano ad adattarsi, la necessità di monitorare i segnali cognitivi, l’importanza di valutare le terapie e il ruolo decisivo di chi assiste, soprattutto quando la solitudine amplifica ogni vulnerabilità.



