Inizia così una lettera aperta inviata dai rappresentanti del Comitato 'Salviamo l'emergenza sanitaria in montagna' a nome dei tanti cittadini preoccupati dagli effetti della riorganizzazione del sistema di emergenza urgenza che dal 1° luglio ha cancellato il medico di emergenza territoriale sui mezzi del 118, limitando la presenza dell'auto con medico a bordo più vicina, a Pavullo e ha prodotto un Piano per la Montagna approvato le scorse settimane dalla Conferenza Territoriale Sociale Sanitaria all'unanimità da parte dei sindaci, compresi i 4 che che a settembre si erano opposti (con voto contrario o si astensione), al piano di riorganizzazione dell'emergenza urgenza. Il Piano Montagna prevederebbe anche un maggiore utilizzo dell'elicottero che con strumenti di volo sempre più sofisticati potrebbe ampliare le possibilità di volo anche in condizioni meteo che oggi non lo consentono. Fatto sta che questa prospettiva è ancora lontana dall'arrivare e oggi il sistema di elisoccorso prevede solo il mezzo di Bologna autorizzato e adeguato al volo notturno. Posto che anche quello, in condizioni di maltempo, non può volare. Così come quello di stanza a Pavullo, abilitato solo al volo diurno. Ed è così che nelle condizioni di urgenza disposte per ragioni di protezione civile, come è acceduto con l'emergenza in Svizzera, l'unico elicottero 118 disponibile al volo notturno non era disponibile in regione. Fortuntamente in quel frangente, non si sono registrate emergenze tali da richiedere l'uso dell'elicottero di Bologna, ma non è una motivazione per stare tranquilli. Al netto del fatto che l'elicottero, anche e proprio perché non in grado di garantire la continuità di volare (ad oggi, in un anno, i giorni in cui ci sono le condizioni affinché
Progetti sulla carta, servizi ridotti
La lettera aperta prosegue: 'Nei comuni montani e nelle periferie, la popolazione per ora vede solo tagli e riduzioni dei servizi 118: tutti i grandi progetti annunciati dall'USL nei CTSS restano per ora sulla carta, mentre i cittadini devono fare i conti con automediche rarefatte (da Luglio 2025) e tempi di intervento troppo lunghi. Il risultato è una costante e crescente sensazione di insicurezza: chi vive lontano dai centri urbani sa che, se l’elicottero è impegnato altrove, rischia di restare senza soccorso immediato.Politica sempre più lontana dai cittadini
Mentre la politica provinciale e regionale si celebra sui social, augurando un buon 2026 dalle piste di Passo del Lupo, lodando presunti successi ma anche discutendo guerre interne per le poltrone (dagli uffici del PD provinciale, fino alle 'secrete stanze' di Passo del Lupo) i cittadini restano esclusi dai fatti concreti.La gente dell’Appennino modenese, ma non solo, è amareggiata, delusa e arrabbiata: 'Non vogliamo annunci, auguri di buon anno o selfie di facciata, vogliamo sicurezza reale, mezzi sempre presenti con medico a bordo del 118, automediche efficienti e presidi territoriali affidabili.


