Anche perché, ed è evidente dagli atti, che anche le graduatorie non forniscono, nel momento in cui c'è necessità di sostituire un medico non più attivi, nominativi disponibili a coprire i normali turni. Ed è così che il ricorso a medici specializzandi a cui affidare incarichi temporanei, di 2-3 o sei mesi, diventa una via quasi obbligata per l'Ausl per supplire le carenze. Non solo nell'ambito dei medici di base ma anche della continuità assistenziale (ex guardia medica), e nei Cau, letteralmente tenuti in piedi anche dai medici specializzandi.
Una prassi confermata anche nei giorni scorsi. Gli atti di questo tipo sono tanti. L'AUSL di Modena ha confermato fino al 31 maggio 2025 gli incarichi provvisori di assistenza primaria conferiti ai medici specializzandi, nell'ambito dell'Asl di Modena.
Due specializzande hanno ricevuto incarichi provvisori di assistenza primaria per 12 ore settimanali ciascuna, nel Distretto di Mirandola, dal 1 gennaio 2025 al 31 maggio 2025. Incarichi a tempo determinato che potranno terminare anticipatamente se saranno assegnati incarichi a tempo indeterminato secondo le procedure regionali. Cosa che sempre più raramente succede.
Prorogati anche gli incarichi a tre medici specializzandi in servizio al Cau di Finale Emilia: Uno per 36 ore settimanali dal 1 gennaio 2025 al 31 marzo 2025. Una con incarico provvisorio di assistenza primaria per 12 ore settimanali.
Il ricorso ai medici specializzandi, con contratti della durata di pochi mesi, si conferma da un lato una strategia importante per garantire la continuità assistenziale e i servizi, offrendo al contempo ai giovani medici un'importante opportunità di formazione pratica sul campo. Anche se precaria. Allo stesso tempo conferma l'estrema vulnerabilità del sistema sanitario, che per diverse attività si basa proprio sul lavoro a medici in formazione, attraverso le possibilità garantite dalla legge, costantemente prorogata, di estendere l'emergenza negli anni, facendola diventare regola.
Gi.Ga.



