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Controllo di vicinato: cosa va e cosa non va

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Pochi, sul migliaio di iscritti, i cittadini attivi, dubbi sulla privacy, mancanza di feed-back con le istituzioni. L'iniziativa del Comune al primo tagliando


Controllo di vicinato: cosa va e cosa non va

Si fa presto a dire un migliaio di iscritti, che fanno comodo, anche sul piano politico, per dire che l'iniziativa avviata dal Comune funziona bene e che soprattutto è coinvolgente. Perché, pur essendo il progetto Controllo di Vicinato una iniziativa che grazie all'impegno straordinario profuso in lunghe sere di lezioni e di incontri della Vicecomandante della Polizia Municipale Patrizia Gambarini è partito, le cose cambiano quando, si entra nel merito della questione. Dove il piano non è solo quello raccontato in lezioni e conferenze dai rappresentanti del Comune, della Polizia Municipale (che sempre del comune è espressione), ed esperti a busta paga del comune stesso o delle istituzioni affini (vedi Regione), ma tocca anche e soprattutto quello dei cittadini ed in particolare di coloro che come referenti e coordinatori dei singoli gruppi di vicinato (40 quelli istituiti nell'ultimo anno e mezzo in città), hanno il reale polso della situazione. Cittadini consapevoli e davvero di buona volontà che hanno scelto di essere registrati presso la Prefettura e che hanno scelto di essere referenti di quei gruppi di cittadini organizzati nei singoli rioni, chiamati a coordinano attraverso chat e in rapporto telematico diretto con la Polizia Municipale, le segnalazioni che di volta in volta possano arrivare in tempo reale dai residenti iscritti al progetto e alla chat.

Ed è ascoltando questi referenti che si scopre che solo una una piccola, anzi piccolissima parte dei cittadini iscritti  partecipa attivamente in termini di segnalazioni o di semplice scambio di informazioni con i membri del gruppo.
E che si scopre che c'è un grande problema, nato dalla carenza di informazioni e di formazione, rispetto al rispetto della privacy nelle informazioni che circolano anche all'interno di questi canali 'protetti'. Ed è così che si scopre che non è ancora chiaro a tanti che la funzione dei cittadini si deve svolgere solo sul piano delle segnalazioni su canali definiti e controllati ed esclude totalmente, anzi vieta, l'intervento diretto dei cittadini. E allora si scopre che i referenti dei gruppi lamentano, oltre alla carenza di partecipazione attiva anche nei gruppi più numerosi, la mancanza di un cosiddetto feed-back, ovvero di un riscontro da parte delle forze dell'ordine e delle istituzioni rispetto alle segnalazioni inviate. E allora si scopre che manca ancora, e c'è bisogno, di un protocollo definito anche con la Prefettura, sia per strutturare i gruppi sia per definirne le esatte modalità di organizzazione e funzionamento. Insomma, pur confermando la validità del progetto e l'idea (bella da raccontare ma difficile da realizzare), di sicurezza partecipata, tanto c'è da fare sicuramente e i cittadini hanno dimostrato di avere, in questo senso le idee ben chiare. Da Vaciglio alla Crocetta, dal villaggio Zeta a Modena Est. 




Punti sui quali le istituzioni hanno promesso un impegno ulteriore da concretizzare nei prossimi mesi, sul piano della formazione e dell'organizzazione. Con sullo sfondo un messaggio chiaro, quello inviato dal Prefetto di Modena: 'Non vogliamo cittadini eroi, tipici di una visione spontaneistica, bensi cittadini consapevoli dei ruoli, della loro funzione sociale e di ciò che possono fare, e soprattutto non fare, un una visione di sicurezza partecipata'

Nel video una breve sintesi dei contenuti dell'incontro che si è svolto sabato scorso presso la sala del centro famiglia di Nazareth, tra il Prefetto, la Polizia Municipale rappresentata dal Comandante Valeria Meloncelli



Redazione La Pressa
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