'Lo dico con chiarezza: non sempre si raggiunge una sintesi perché ha ragione l’uno o ha ragione l’altro. A volte scatta l'aggressività, ma non possiamo continuare a leggere tutto in chiave unidirezionale'. Boldrini ricorda che nel suo lavoro ha sempre cercato di 'usare la mediazione, di aiutare le persone, uomini e donne, e non di agguerrirle le une contro le altre'.
Per questo insiste: 'Serve una legge che ci obblighi a mediare: è l’unico modo per evitare di aumentare gli svantaggi e per riportare equilibrio nella coppia, soprattutto quando ci sono di mezzo i figli. Le nuove generazioni stanno pagando il prezzo enorme di conflitti che si trascinano per anni, con gravi effetti a diversi livelli'.
Lo psicoterapeuta, con esperienza decennale nel campo della sessuologia e dei conflitti, richiama anche il ruolo degli avvocati: 'Ho invitato gli avvocati a non creare inutili situazioni di scontro, a dialogare prima, a non rinforzare il conflitto. Mi rivolgo a loro: andate a scuola di mediazione, come molti stanno facendo, fate mediazione voi stessi: è la direzione giusta, indipendentemente da chi la esercita. Ricordiamo anche che la tutela delle vere violenze si fa sgravando i tribunali, non intasandoli. Quando un giudice deve leggere mille pagine di liti che non finiscono mai, non si arriva a nulla: si rinforza l’odio e si tiene in piedi una coppia che non vuole più stare insieme'
Boldrini è netto anche sul tema della separazione: 'Io non ho alcuna intenzione di tenere insieme coppie che vogliono chiudere.
Di fronte alle polemiche politiche di questi giorni, il professore invita alla moderazione: 'Partiamo dal conflitto, sì, ma per deporre le armi. Cominciamo a lavorare insieme. Non si può più tirare avanti così. Lo dico perché non se ne può più di alimentare questa guerra continua. Dobbiamo tornare ai valori che riguardano l’amore, non quello erotico, ma quello dell’intimità, della complicità che nasce dal fatto che abbiamo figli e interessi comuni'.
In questa prospettiva Boldrini richiama una frase che un padre del gruppo, dopo anni di sofferenza e conflitto che continuava dopo la separazione, ha consegnato agli altri come un testimone. 'Era in condizioni molto particolari e difficili quando ha trovato aiuto nel gruppo e a sua volta si è sempre impegnato, nel gruppo, per aiutare gli altri. Un giorno mi disse frase semplice ma potente: 'Noi siamo qui per aiutare, non per combattere'.



