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Da Bibbiano a Mirandola, da Fornovo a Bologna, il grido dei genitori percorre l'Emilia

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A Fornovo di Taro diversi genitori modenesi, rappresentati da due associazioni: 'Troppi i bimbi allontanati senza motivi gravi. Con i soldi di un giorno alle case famiglia si aiuterebbero tante famiglie in difficoltà'


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C'erano anche diversi genitori e nonni modenesi a manifestare, lo scorso fine settimana, sotto il Municipio di Fornovo di Taro, in provincia di Parma, comune sede di una delle comunità finita anche nel filone modenese dell'inchiesta Angeli e Demoni. Una delle tante località dell'Emilia interessate da presidi e cortei che da Bibbiano a Modena, da Reggio Emilia a Mirandola e a Bologna (il prossimo 20 settembre davanti al tribunale), vedono e vedranno sfilare i genitori di bimbi sottratti. 'Un presidio non teso ad animare lo scontro e la tensione - affermano i rappresentanti delle due associazioni partecipanti - ma per tenere alta l'attenzione sul tema degli affidi che troppo spesso da temporanei e legati a provvedimenti di aiuto nei confronti delle famiglie, si trasformano in definitivi, con bimbi allontanati per sempre dai loro genitori originari (e conseguentemente dai nonni), e fatti vivere in case famiglia.

Spesso anche per diversi anni, in diversi casi risulta anche tanto di più rispetto a quanto la legge consente. A 150-180 euro al giorno. 'Un vero business che ruota intorno all'allontanamento dei minori e fondato sull'ideologia contro la famiglia naturale, cellula fondante della società' - afferma Franco Rebecchi del Comitato Famiglia e vita. 'Soldi che basterebbero spesso ad una famiglia, a settimana, per uscire da difficoltà temporanee e, anche in caso di allontanamenti temporanei, consentire poi a bambini il riavvicinamento e il ritorno dalla loro mamma e/o dal loro papà'. Difficoltà che spesso, come emerge anche da diverse disposizioni dei giudici del tribunale dei minori di Bologna, costituiscono invece gli elementi utili ai servizi e agli assistenti sociali per sostenere la necessità di allontanare i bambini dalle loro famiglie e fornire al giudice prove della necessità di allontanarli.  Quando questo accade a famiglie con poche conoscenze e scarsa consapevolezza dei propri diritti, e che difficilmente possono permettersi un avvocato, allora il meccanismo di allontanamento non ha nemmeno ostacoli o reazioni. E' a quel punto che, spesso, entrano in ballo le associazioni. Che fanno quel che possono'

Anche la casa e l'acqua necessaria ed utilizzata per pulire un bambino riscaldata con la legna, può essere un elemento di forte disagio e degrado capace di contribuire allontanamento provvisorio in casa protetta che in breve si può trasformare in definitivo, con sospensione della potestà genitoriale, nel caso in cui (e diversi atti parlano chiaro), si registri anche solo il tentativo, da parte di un genitore o di un nonno (impossibilitato a difendersi e a reagire di fronte allo strapotere del sistema), che cede alla tentazione di avvicinarsi al bimbo, facendosi per esempio vedere a scuola, per avere informazioni sul figlio nipote o per, come si legge in un dispositivo, chiedere di poterlo abbracciare e salutare. Anche solo per il tempo dell'ingresso a scuola'. Comportamenti che pur istintivi e naturali per una persona anziana nei confronti di un nipote corrispondono ad una violazione delle disposizioni giudicata grave al punto da portare all'allontanamento definitivo del bambino. Spesso in case famiglia, protette.

'Non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio ma dire basta agli allontanamenti facili e definitivi di minori dalle loro famiglie' - afferma Leonardo Becchelli, dell'associazione 29 marzo La speranza. 'In molti casi si tratta di difficoltà superabili con gli aiuti che le istituzioni sono strutturate per dare alle famiglie. Il problema è che le famiglie non vengono aiutate'

'Abbiamo registrato molti casi in cui l'aiuto richiesto dalle stesse famiglie agli assistenti sociali si trasforma in un motivo per togliere i figli definitivamente anche con motivazioni banali e ordinarie' - afferma Franco Rebecchi, Comitato Famiglie e Vita San Felice sul Panaro

Nel presidio, prima con foto e video e poi in voce, interviene anche una volontaria di una casa famiglia. Condanna chi ha Bibbiano ha sbagliato  ma critica manifestazioni come quelle. 'E ' giusto, come nel caso di Bibbiano, che chi sbaglia deve pagare, ma bisogna stare attenti a non strumentalizzare i bambini. Qui ci sono bambini che sono terrorizzati di fronte a manifestazioni di questo tipo. I grandi, non gli educatori, hanno detto che qui ci sono i mostri che li vengono a prendere. Sono terrorizzati'.

La manifestazione di Fornovo è stata fatta ed autorizzata sotto il Municipio, evitando di svolgerla nei pressi delle case famiglia. Non si capisce quindi come i bambini possano essere venuti a conocenza ed essere terrorizzati se non da chi ha convinto loro di dovere avere paura. 

La casa famiglia ha l'ordine di tenere lontano anche i giornalisti, sbarrando la strada

La presenza di altre persone legate presumibilmente a case famiglia, che osservano la manifestazione, ci viene indicata da altri residenti del luogo che timidamente si avvicinano e plaudono all'iniziativa. La reticenza nel farsi vedere c'è. E ci viene confermata quando al termine del presidio, facendosi riconoscere, come giornalisti percorriamo in solitaria, in auto una delle strade che portano ad una frazione del comune, sede di una delle case famiglia, per raccogliere opinioni degli operatori o dei responsabili. Due chilometri non illuminati, in mezzo ad un piccolo bosco, con diversi tornanti. Ma giunti a poche centinaia di metri di alcune di queste, nel momento in cui la carreggiata si restringe e diventa sterrara, alcune auto ci stanno aspettando sbarrandoci ed impedendoci il passaggio, provenendo dalla direzione opposta con i fari puntati. Una persona all'interno di un auto che identifichiamo, e alla quale ci presentiamo, ci intima nervosamente di non proseguire e di tornare indietro, adducendo che si tratta di una strada privata, di sapere chi siamo e di sapere della nostra presenza anche in piazza, davanti al Municipio. La nostra presenza non solo non è gradita, ma è impedita. Registriamo nome e numero di targa che comunicheremo agli organi competenti segnalando gesti e atteggiamenti quantomeno anomali. Nel momento in cui decidiamo di discutere, sbucano altre tre auto che ci obbligano a fare inversione e tornare indietro. Veniamo 'scortati' e guardati a vista fino alla strada provinciale per un chilometro e mezzo, come dei sorvegliati speciali. In quel momento decidiamo che la serata possa finire li. Ma solo per quel momento

Gi.Ga.

 

 




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