C'è un account Twitter, che risulterebbe controllato dalla mafia libica, accusata di gestire il traffico di migranti dalla Libia, in cui sono stati pubblicati documenti top secret degli apparati dello Stato italiano, di cui dovrebbero essere a conoscenza soltanto alti ufficiali o, appunto, particolari apparati dello Stato. Ed è in quanto pubblicato da questo account, dove chi parla o chi, come religiosi, giornalisti si occupa di immigrazione clandestina, di tratta di esseri umani, intromettendosi di fatto con la propria attività, negli affari della mafia, viene minacciato o comunque attenzionato. Tra questi c'è anche Don Mattia Ferrari, di Saving Human, organizzazione che si occupa del recupero di migranti in mare, e cappellano sulla nave Mediterranea. Ieri protagonista sul palco delle celebrazioni del 25 aprile. Da lì l'accenno alla denuncia delle minacce che lo riguardano, che hanno portato alla recente decisione del Vescovo di Modena Erio Castellucci (e qui sta la novità più recente), a chiedere ed ottenere l'apertura di un fascicolo da parte della Procura. Minacce e diffamazione le ipotesi di reato sulle quali ora si indaga.
Al termine dell'intervento abbiamo incontrato Don Mattia personalmente, per approfondire gli aspetti più particolari delle sua denuncia.
Accordi in base ai quali l'Italia, lo ricordiamo, fornì mezzi e soldi alla Guardia Costiera Libica. Fatto sta che 'quei documenti non dovrebbero apparire lì. E' il fatto che ci siano è grave e va chiarito. Il dubbio, assolutamente da indagare, è di collegamenti o contatti tra apparati italiani e queste pericolose e potenti organizzazioni'.
Con il dubbio che questi fondi siano andati a finanziare indirettamente organizzazioni pericolosissime e spietate, dedite al traffico di essere umani e collegate anche alla gestione di migranti in Libia attraverso quelli che 'presentati come centri di raccolta e di accoglienza per migranti - afferma Don Mattia - sono in realtà dei veri e propri Lager, dove le persone respinte e trattenute vengono torturate e spesso muoiono'.
Gi.Ga.
La testimonianza di Don Mattia Ferrari


