I volontari coinvolti nella gestione degli empori sono 1.359; gli empori solidali sono progetti di comunità rivolti a persone e famiglie in condizione di vulnerabilità economica e sociale, luoghi in cui i beneficiari trovano beni di prima necessità, ma anche tanti servizi aggiuntivi (sportello di ascolto, orientamento al lavoro, consulenza finanziaria, sportello energia, servizi per bambini) per i quali servono formazione e competenze specifiche. Le spese alimentare effettuate dai beneficiari nel 2024 sono state 133.412, che economicamente equivale – considerando 70 euro come prezzo medio di una spesa per un nucleo familiare di 4 persone – a beni distribuiti per un valore di 9,3 mln di euro.
Quasi tutti gli empori solidali sono accreditati al Banco Alimentare e da esso ricevono in media il 36% dei beni che poi redistribuiscono. La restante parte proviene da raccolte alimentari, donazioni di aziende sostenitrici (ben 423), e acquisti effettuati per procurare beni di prima necessità difficili da reperire gratuitamente. I fondi provengono sia da bandi pubblici (come quello della Regione Emilia-Romagna a sostegno delle realtà che si occupano di recupero, stoccaggio e redistribuzione dei beni), sia da aziende che scelgono di donare prodotti o sostenere le attività con donazione di denaro.
«Rispetto al 2023, siamo riusciti a raccogliere dati da più empori, e questo ci consente di avere una fotografia il più possibile realistica, anche se non esaustiva – afferma Luigi Prini, modenese, presidente al secondo mandato dell’associazione Empori Solidali Emilia Romagna odv - I nostri soci sono 24, ma gli empori presenti nella regione Emilia-Romagna sono almeno 44, dall’ultima mappatura effettuata.
Il dato è in continuo aggiornamento, e stiamo cercando di raggiungere anche gli empori non associati e di più recente apertura, offrendo opportunità formative o anche di semplice conoscenza.


