Sono dati che lei stessa definisce 'rassicuranti' quelli illustrati e commentati dalla dottoressa Erica Franceschini, infettivologa del Policlinico di Modena. Per lei, come per decine di colleghi, sono lontani (e da come parla di quanto i sanitari abbiano imparato sul virus e di quanto il sistema sanitario abbia 'imparato' in questi mesi potrebbero rimanerlo lontani), i tempi dell'emergenza vissuta in ospedale in cui in ogni turno di notte le terapie intensive scoppiavano e ad ogni turno uscivano anche 4-5 persone decedute. Perché oggi e da settimane che di pazienti in terapia intensiva e sub-intensiva non ce ne sono più. Ad oggi sono 7 le persone ricoverate in provincia di Modena, tutte concentrate al Policlinico. E 'solo' 5 di queste per sintomi direttamente legate al Covid. Le altre due sono state ricoverati per altri sintomi e successivamente sono risultate positive al tampone in ingresso. In tutti gli altri casi si tratta di pazienti asintimatici o con sintomi lievi che non necessitano del ricovero e sono in quarantena presso il proprio domicilio.
Cosa si aspetta nelle prossime settimane di rientro? 'Considerando che noi leggiamo di fatto sintomi o riscontri di positività riferiti a contagi avvenuti 7-10 giorni prima, non è da escludere, anzi prevedibile, un aumento dei contagi, nella consapevolezza che oggi la reazione del sistema è molto maggiore e strutturata di quella di ieri, sia per quanto riguarda lo screening sia nel trattamento dei positivi con sintomi'
Ci fa un esempio? 'L'uso del Tocilizumab è emblematico. Ieri, in condizioni di emergenza per un paziente che ne aveva bisogno, dovevamo aspettare di reperirlo. Oggi lo abbiamo a disposizione subito e ci aiuta a fermare una evoluzione critica dell'infezione e ad evitare un ricorso all'intubazione e alla terapia intensiva. Evoluzioni critiche che vengono evitate anche dalla possibilità di avere spazi e tempi per tenere i pazienti con sintimi in osservazione, intervenendo nell'immediato in caso di sviluppo dell'infezione'
Tra tre settimane riaprono le scuole.
I sintomi del Covid possono essere confusi con quelli dell'influenza. Compreso il raffreddore. Che cosa dobbiamo fare nel caso? 'Difficile, anche se non è possibile escluderlo, che un raffreddore di per se possa essere sintomo di coronavirus. Nella mia esperienza l'ho quasi sempre visto associato ad altri sintomi, tra cui tosse secca, febbre, ma soprattutto, e questo può fare la differenza, incapacità di riconoscere odori e sapori. Io ogni mattina faccio un prova, con la percezione che ho dell'aroma del caffè'
Il vaccino antinfluenzale è consigliabile? 'Si, senza controindicazioni, in tutte le fasce di età anche quelle meno esposte'
Gi.Ga.


