L'accordo tra curia e fondazione, in gestazione da anni, ha avuto conferma formale solo in queste ultime settimane, anzi giorni, a seguito di alcuni passaggi chiave. Dopo il necessario e non scontato ok della Sovrintendenza per l'intervento sull'immobile, nei mesi scorsi, il progetto è stato presentato, come evidenziato in un nostro articolo, dalla Fondazione Autismo Modena, su invito del parroco Don Claudio, al consiglio pastorale che ha approvato a maggioranza e tra i mugugni di chi lamentava 'un progetto calato dall'alto non condiviso né nei tempi né nei modi con la comunità parrocchiale'. Altro passaggio chiave la delibera che ha dato l'ok alla vendita da parte della curia, arrivato martedì scorso. Ora manca solo l'atto ufficiale di vendita, atteso all'incirca alla fine di febbraio. Poi via al progetto esecutivo e al cantiere, per una durata presumibile di due anni.
Zanni: 'Destinazione e uso dell'immobile chiare e vincolate allo statuto della fondazione: sbagliato parlare di rischio di altre operazioni immobiliari'
Prima di entrare nella genesi, nella portata di merito del progetto, Giuliano Zanni interviene nel merito del nostro articolo nel quale veniva scritto che in caso di fallimento del progetto, non sarebbe stato previsto alcun obbligo di restituzione dell’immobile alla parrocchia, lasciando aperta la strada a future operazioni immobiliari. 'Non è assolutamente così ed è importante che tutti lo sappiano: Fino al pagamento dell’ultima tranche, tra 30 anni, la proprietà resta integralmente alla parrocchia. In questi trenta anni la fondazione potrà utilizzare l’immobile, ma non potrà venderlo né cambiarne la destinazione. E anche al termine dei trenta anni la Fondazione, proprietaria dello stabile, sarà vincolata nell'utilizzo dal proprio statuto. Con la diocesi di Modena che è tra i soci principali e con rappresentanza nel Consiglio di Amministrazione. La destinazione d’uso resterà obbligatoriamente quella sociale e legata all’autismo: è impossibile modificarla. Non esiste alcuna possibilità, né legale né materiale, di altre operazioni immobiliari, tanto meno di speculazioni'.. Fatta chiarezza su questo punto entriamo nel merito della portata, anche sociale, del progetto.Il referente della fondazione ripercorre poi, su nostra richiesta, la genesi, anche temporale, del progetto, in riferimento alla contestazione secondo cui sarebbe caduto dall'alto, senza confronto. 'Da anni cercavamo un immobile adatto per realizzare una struttura residenziale per ragazzi autistici. Con oltre 1.600 giovani autistici certificati che nei prossimi anni usciranno dalla scuola dell’obbligo a Modena e provincia, le strutture pubbliche non sono in grado di far fronte ai numeri. Serve un intervento integrato pubblico–privato. Quello di una struttura residenziale un progetto ambizioso'. Nell'ambito del rapporto ristretto a Curia e Fondazione, si è iniziato a discutere del progetto tre anni fa.
Gi.Ga.
Nella foto, la palazzina di via Piave 6 a Modena



