Una fusione che ridisegna la governance del sistema socioassistenziale cittadino e che, sottolineano gli amministratori, pone le basi per una gestione più coordinata dei bisogni delle fasce più vulnerabili. Oggi presidente, direttore e rappresentanti della governance, si sono riuniti presso la sede di via Panni per illustrare i nuovi assetti, i presupporti e i vantaggi della fusione.
A illustrare l’impianto della nuova realtà è stato Mauro Rebecchi, presidente dell’ASP: 'La fusione – spiega – porta il Comune di Modena al 74% delle quote, seguito dall’Arcidiocesi con il 15% e dalla Provincia con il 5%. La restante parte è suddivisa tra Fondazione di Modena, Bper Banca e Banco Bpm. Una composizione che valorizza il patrimonio delle due precedenti aziende e garantisce continuità al loro lavoro'.
'In questa nuova realtà il Comune è socio e primo committente' - ha affermato il Vicesindaco del Comune di Modena Francesca Maletti. ''Il Comune è sia il principale azionista sia il primo cliente dei servizi dell’ASP. La normativa regionale richiede un unico soggetto pubblico per ogni distretto sociosanitario, ma questa fusione è stata possibile solo grazie al lavoro fatto negli ultimi anni dalle due ASP, che hanno iniziato a condividere metodi, direzione e progettualità. Un decennio fa sarebbe stato impensabile. Oggi invece nasce un sistema più solido, capace di garantire continuità agli ospiti e agli operatori'.
L’economo della Diocesi, Antonio Barberi, rivendica la continuità di un impegno storico; 'Abbiamo aderito con convinzione perché la Diocesi è stata parte attiva nelle esperienze della Charitas oltre che nella fondazione delle strutture Boghi e Gerosa. Questa fusione riconosce un patrimonio di competenze e ci permette di continuare a contribuire a un servizio che ha rilevanza regionale e, in passato, anche nazionale'.
Per la Provincia di Modena, il Presidente Fabio Braglia ha sottolineato il valore sociale dell’operazione: 'Essere qui oggi significa credere in un progetto che non nasce da una necessità economica ma dalla volontà di costruire risposte nuove per i più fragili.
In rappresentanza di Fondazione Modena e degli istituti di credito soci Silvia Menabue si è soffermata sulla convergenza degli istituti di credito e della Fondazione sulle finalità dell’ASP.
'Parliamo di una missione che mira a sostenere le famiglie e a rispondere ai bisogni di chi vive situazioni di disabilità grave o non autosufficienza – spiega –. Fondazione di Modena, Bper e Banco Bpm hanno scelto di confermare il proprio sostegno proprio perché questa realtà rispecchia pienamente l’impegno verso il territorio'.
La direttrice di Asp Ghirlandina Chiara Arletti, già a capo delle due ASP prima della fusione, sintetizza la portata del nuovo assetto.
«Mettiamo insieme le due anime della nostra attività: disabilità e minori. Gestiamo 62 posti residenziali per disabilità grave, un centro diurno da 20 posti, una comunità alloggio e una struttura per disabilità medio-gravi. Nell’area minori abbiamo due comunità semiresidenziali per ragazzi provenienti da situazioni familiari difficili. L’unificazione permette di ampliare la capacità progettuale e di costruire percorsi più solidi'.
Per la componente del CDA Clotilde Nuzzo 'questa fusione è una vera unione, non un semplice accorpamento. Mettere insieme esperienze e competenze permette di affrontare bisogni diversi ma spesso interconnessi con maggiore efficacia'.
Le strutture dell'Asp Ghirlandina e le persone prese in carico con servizi residenziali e diurni
Attualmente la nuova realtà è compostaGi.Ga.


