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Nel 2019 il 74% degli immigrati sbarcati senza diritto alla protezione

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Negli ultimi 3 anni ridotta la percentuale di coloro che hanno diritto, arrivata al 19%, nemmeno uno su 5. In media il 10% dei migranti sbarcati arriva in Emilia-Romagna


Nel 2019 il 74% degli immigrati sbarcati senza diritto alla protezione
Nel 2019 le persone arrivate in Italia via mare attraverso la rotta centro mediterranea sono state 11.471, in significativa riduzione rispetto all’anno precedente (- 51%). Nel 2018 furono circa 23mila, mentre nel 2017 circa 119mila, nel 2016 poco più di 180mila, nel 2015 153mila e nel 2014 170mila. Dati del Ministro dell'Interno ripresi dalla Regione Emilia-Romagna nell'ultimo report sull'immigrazione in regione.

Al netto di coloro che hanno fatto subito perdere le proprie tracce, la maggior parte dei soggetti sbarcati è stata avviata in percorsi di accoglienza, con richiesta di protezione umanitaria. 

Sono circa il 10% dei migranti sbarcati senza alcun controllo, nei cosiddetti 'flussi non programmati', quelli destinati al circuito d'accoglienza in Emilia-Romagna, con punto di riferimento prima l'HUB di Bologna e successivamente i centri di accoglienza delle singole province. Il saldo delle presenze in provincia di Modena è passato dai 1800 circa del 2017-18 ai 1500 del 2019-20. Riduzione dovuta al contestuale calo degli sbarchi dovuta anche alla chiusura dei porti nel 2019. Una volta accolti, come più volte raccontato, ai migranti spetta un limbo di circa un anno (a Modena anche 18 mesi), all'interno delle strutture di accoglienza gestite da cooperative sociali sotto il coordinamento della Prefettura, in attesa di arrivare davanti alla commissione per l'esame della richiesta di protezione.

Nel 2019, a livello italiano, sono state esaminate 95.060 domande di protezione, un numero sostanzialmente analogo a quello del 2018 (95.576). 

Ma è rispetto agli esiti che i dati stupiscono. Nel 2019 si è confermato un significativo numero, in costante aumento da anni, di migranti a cui non è stata riconosciuta alcuna forma di protezione: il 74% del totale, comprendendo in tale aggregato i dinieghi (richieste respinte per mancanza di requisiti), le inammissibilità (richieste che per vizi di forma o sostanza non possono essere accettate), le irreperibilità (persone che hanno fatto perdere le proprie tracce e che da sole rappresentano il 9% dei possibili esiti della procedura), o assenti. Da segnalare poi altre 6.600 persone (pari al 7% del totale) che rientrano in una categoria denominata “altro esito” nella quale sono compresi prese d’atto di rinuncia, concessioni residuali di protezione umanitaria o sospensioni della procedura.

Alla fine dell'analisi delle richieste presentate, soltanto un richiedente asilo su 5 ha avuto una risposta positiva (19%). In una percentuale in deciso calo in termini assoluti e percentuali; erano il 33% nel 2018, ed il 42% nel 2017. Ha ottenuto lo status di rifugiato l’11% (erano il 7% nel 2018, l’8% nel 2017 e il 5% del 2016), la protezione sussidiaria il 7% (erano il 5% nel 2018, il 9% nel 2017 e il 14% del 2016) e la protezione umanitaria è diventata una forma estremamente residuale con l’1% di concessioni (erano il 21% nel 2018, il 25% nel 2017 e
21% del 2016). 

Dati, questi ultimi, che aiutano ad inquadrare e a leggere anche il dibattito politico degli ultimi anni rispetto al decreto sicurezza ed immigrazione firmato in vigore dal novembre 2018, firmato dall'ex ministro Salvini ai tempi del governo Lega - M5S con particolare riferimento alla protezione umanitaria (tolta dal decreto sicurezza come alternativa a cui ricorrere in caso di diniego della richiesta di asilo, ma cavallo di battaglia del PD e del centro sinistra per contestare i decreti Salvini poi confermati dallo stesso PD una volta al governo). Provvedimenti che al netto di alcune parti mai applicate (come il caso della diaria prevista per l'accoglienza di ogni migrante, fissata dal decreto a poco più di 18 euro, ma a Modena mai osservata), sono ancora in vigore e che non hanno creato, ma sostanzialmente confermato un problema che il sistema di accoglienza così come strutturato ha generato negli ani. La creazione, in mancanza di una politica efficace sulle espulsioni e sui rimpatri, di enormi sacche di irregolarità e di mancata integrazione, formate da migliaia di stranieri senza requisiti per potere ottenere protezione e permessi di soggiorno ma in qualche modo condannati a vivere a Modena, in Emilia-Romagna, in Italia, o all'estero (fuggendo da clandestini), in modo appunto irregolare, senza dimora, e purtroppo spesso alla mercé delle organizzazioni criminali. Anche perchè la popolazione che sbarca è costituita soprattutto da giovani uomini. 
Il 73% delle domande di protezione è stata presentata nel 2019 da un uomo. Nel 61% dei casi da un giovane adulto dai 18 ai 34 anni. Ma questo sarà tema di un prossimo approfondimento. In chiusura invece il dato aggiornato sugli sbarchi nel 2020. L'ultimo dato disponibile, aggiornato al 21 agosto, registra 17.264 persone sbarcate, numero già di gran lunga superiore a quello del 2019 e sempre più vicino a quello dell'emergenza del 2018 che ancora registrava gli effetti del record assoluto degli sbarchi del 2017.

Gi.Ga.

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