Oggi, a pochi mesi dall’inaugurazione, quell’area è irriconoscibile. L’erba alta supera il metro, invade i camminamenti, nasconde rifiuti di ogni tipo e, lo abbiamo verificato anche di giorno, persone senza fissa dimora e che gravitano nell'area dello spaccio che nelle strutture che dovevano essere a servizio degli utenti esterna con sedute e prese usb per la ricarica dei dispositivi elettronici alimentate da pannelli fotovoltaici, hanno trovato un luogo ideale per un proprio rifugio. Le pensiline dotate di pannelli solari, mai entrate in funzione, mostrano impianti elettrici strappati, cavi penzolanti, strutture danneggiate. Doveva essere un luogo di innovazione, è diventato un rifugio improvvisato per senza fissa dimora e un punto di appoggio per lo spaccio che da anni interessa la zona. A coprire ed aumentare il degrado solo l'erba alta perché gli alberi anch'essi piantati in pompa magna sono ormai per la metà già secchi.
Il degrado si moltiplica: lo spazio teoricamente verde abbandonato è di fatto collegato al retro dell’ex Borsa Merci della Camera di Commercio, un edificio monumentale che da tempo rappresenta uno dei simboli dell’incapacità di rigenerare davvero gli spazi pubblici. Il risultato è un corridoio urbano dove il degrado scorre senza ostacoli, un’area vasta e priva di controllo che offre riparo e movimento indisturbato a chi con le funzioni del Centro per l’Impiego non ha nulla a che fare.

Il paradosso è evidente: mentre l’ex Stallini, completamente ristrutturata è cuore del centro dell'impiego, mostra ciò che la città potrebbe essere, l’area esterna del Centro per l’Impiego mostra l'altra faccia di una medaglia è di un governo della città che ama il green solo nel giorno delle inaugurazioni. Un progetto annunciato come all’avanguardia, sostenibile, innovativo, si è trasformato in un giardino impenetrabile, inutilizzabile, dimenticato. Dopo la propaganda dell’inaugurazione, nessuno sembra essersi occupato della manutenzione. Nessuno ha tagliato l’erba, nessuno ha ripristinato gli impianti, nessuno ha verificato l’effettiva fruibilità di uno spazio che doveva essere pubblico e che oggi è ostaggio di un degrado quotidiano.
Il risultato è un contesto che, giorno dopo giorno, chiama altro degrado.



