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Una vita da social e tra gli amici i poliziotti

Una vita da social e tra gli amici i poliziotti
Una vita da social e tra gli amici i poliziotti
Una vita da social e tra gli amici i poliziotti

Presentata a Modena la campagna educativa itinerante della Polizia di Stato. Classi modenesi sul tir della prevenzione. 'Noi poliziotti ci siamo, voi ragazzi aiutateci ad aiutarvi'


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Un ragazzo su 3 ha un profilo fake sui social, 5 ragazzi su 6 controllano sempre chi mette like ai loro post, un minore su 2 è vittima di violenze ed il dato è in netta crescita per i giovanissimi
Sono alcuni dati dell'attività sul web e sui social dei ragazzi. I rischi, si sa, ci sono, ma insieme a questi rischi ci sono delle certezze. Quelle rappresentate dalle forze dell'Ordine e dalla Polizia si Stato che con la sua divisione di Polizia Postale è da anni sempre più specializzata nella criminalità informatica e on line, dove spesso che nel cyberbullisimo il confine tra il gioco percepito ed il reato concreto è molto sottile. per sensibilizzare sui rischi e per ribadire il ruolo amico della Polizia di Stato, è ripartita ieri in presenza da Bologna la più importante e imponente campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia di Stato nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli della Rete per i minori, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione nell’ambito del progetto Generazioni Connesse.
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Ieri il truck di “Una vita da social” ha fatto tappa a Modena, in piazza Roma.
Un progetto al passo con i tempi delle nuove generazioni che, nel corso delle precedenti edizioni, ha raccolto un grande consenso: gli operatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni hanno incontrato oltre 2 milioni e mezzo di studenti sia nelle piazze che nelle scuole, 220.000 genitori, 125.000 insegnanti per un totale di 18.500 Istituti scolastici e oltre 350 città sul territorio, una pagina facebook con 132.000 like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online.

Ancora una volta la Polizia di Stato scende in campo al fianco dei ragazzi per un solo grande obiettivo: ”aiutare i giovani a comprendere quali siano le corrette e legali modalità di approccio alla comunicazione digitale in Rete e sensibilizzarli sulle conseguenze, penali e sociali, dei comportamenti prevaricatori tipicamente riconducibili al fenomeno del cyberbullismo, a tutela delle possibili vittime, ma anche dei cyberbulli”.

L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è quello di prevenire episodi di violenza, vessazione, diffamazione, molestie online, attraverso un’opera di responsabilizzazione in merito all’uso della “parola digitale” , cercando di contrastare anche gli esempi di cruda violenza a cui sono sempre più esposti i minori, continuamente bersagliati da contenuti multimediali e giochi interattivi sempre più “realistici” e aggressivi.

Dalla ricerca di Skuola.net per 'Una Vita da Social', però, emergono anche altri fattori interessanti che spesso i Millennials e la Gen Z tengono ben segreti.
Emerge infatti che 1 ragazzo su 3, sul proprio social di riferimento, possiede un account falso.
Sono circa il 28% quelli che dichiarano di averne uno oltre a quello “ufficiale”, mentre il 5% è presente ma solo con un fake. Perché questa identità anonima? Principalmente per conoscere gente nuova senza esporsi troppo online (26%), oppure per controllare i propri amici senza che loro lo sappiano (21%) nonché per controllare tutti quelli da cui sono stati bloccati (20%). Non manca chi ricorre ai fake per controllare il proprio partner (10%) o chi cerca di sfuggire dal controllo dei propri genitori (il 4%).
Non manca tuttavia uno zoccolo duro, neanche così piccolo, che vive per i like. Per 1 su 3, infatti, un contenuto che genera poche interazioni ha un effetto negativo sull’umore. Mentre il 40%, più o meno sporadicamente, è disposto a cancellare un contenuto dalle scarse performance. Su una cosa, invece, i giovani sono in assoluto accordo: il controllo di chi commenta, condivide o clicca mi piace sui propri contenuti. Solo 1 su 6 dichiara di non farlo mai.
Questo perché attraverso la guerra dei like si costruiscono amicizie e rapporti personali: solo il 56% è disposto a dare un giudizio positivo ad un contenuto postato da una persona che in genere non ricambia (il cosiddetto like4like). Mentre sono ancora meno (48%) quelli che non ricorrono mai al like tattico, ovvero ad una approvazione di un contenuto altrui col solo scopo di farsi notare.
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