Così inizia la lettera aperta pubblicata oggi dal Corriere della Sera e firmata da Micaela Piccoli, diretto della struttura complessa di Chirurgia Generale, d’Urgenza e Nuove tecnologie all'ospedale di Baggiovara e componente del gruppo Donne leader in Sanità.
'Al tempo del Covid tutti gli altri pazienti rappresentano un ulteriore problema perché occupano letti e spazi, che potrebbero essere occupati dai pazienti Covid positivi sempre più numerosi. E allora i pazienti chirurgici vengono accorpati. Si riducono i letti, si liberano infermieri di sala operatoria da dirottare sulle terapie intensive o nei reparti Covid. Il tutto inesorabilmente con una gradualità falsamente lenta ma costante, ragionando solo su numeri e contenitori. Il paziente no Covid, nella sua persona, sparisce! È vero, non si possono lasciare fuori dal pronto soccorso i pazienti Covid positivi , ci mancherebbe, ma tutti gli altri sì, a meno che non siano in immediato pericolo di vita.
Anche i pazienti con tumori devono essere messi in fila aspettando il loro turno su spazi troppo stretti per accogliere tutti nei tempi dovuti. Ed il tempo nella patologia tumorale pregiudica la prognosi' - continua la dottoressa nella sua lettera al Corriere.'Rimane solo il povero chirurgo che conosce ciascuno nella sua complessità e fragilità e non può fare niente se non cercare di rassicurare subendo sempre di più insulti e sfoghi. Il paziente non Covid comprende, certo, ma fino ad un certo punto, perché non accetta facilmente di essere trascurato, soprattutto quando ha male o quando ha paura. È proprio la paura di perdere tempo prezioso da regalare solo alla propria malattia, il sentimento predominante. Il paziente identifica nel proprio chirurgo, la persona che non riesce ad operarlo in tempo. In quel momento, il paziente identifica il sistema con il chirurgo. Si riducono i letti, si dirottano infermieri e il malato di altre patologie sparisce. Sei tu che devi dargli una diagnosi ed una prognosi. Sei solo tu davanti a lui o lei. Non il sistema, non il governo, non la Regione, non l’ Azienda, non l’Ospedale, non il percorso Covid free . Sei tu chirurgo. È te che guarda negli occhi.


