'La donna lamentava dolori addominali, da lei interpretati come contrazioni da parto - spiega in una nota l'Ausl reggiana -. I sanitari del Pronto Soccorso di Castelnovo né Monti, avvalendosi anche della consulenza dell’ostetrica - sempre presente in ospedale - hanno correttamente compreso che non si trattava dell’avvio di un parto fisiologico, ma di una situazione a elevato rischio, per cui con estrema celerità hanno garantito il trasferimento della donna a Reggio Emilia in ambulanza con un accompagnamento medico (anestesista) e ostetrica. All’arrivo a Reggio Emilia la donna è stata prontamente valutata e sottoposta a accertamenti (cardiotocografia e ecografia), che hanno confermato l’assenza del battito cardiaco fetale e la presenza di un voluminoso ematoma in sede placentare, conseguente di un importante distacco di placenta. A quel punto la donna è stata sottoposta a taglio cesareo urgente, estremamente complicato per il grande rischio di sanguinamento acuto e quindi per la salute della donna. L’intervento è comunque perfettamente riuscito. Il feto è stato preso in carico dall’équipe neonatologica che ne ha confermato il decesso, evidenziandone l’estremo pallore conseguente al distacco di placenta. Come da protocollo regionale e raccomandazioni internazionali, il feto è stato sottoposto a riscontro diagnostico tutt’ora in corso'.
'In conclusione, l’evento occorso è il triste ed inaspettato esito di una gravidanza senza che ci sia stata alcuna colpa né da parte dei sanitari che con il loro pronto ed appropriato intervento hanno garantito la migliore assistenza possibile, né della Azienda che non può purtroppo impedire che evenienze simili accadano, né ovviamente della coppia, che come detto, non poteva in alcun modo riconoscere anticipatamente i sintomi' - aggiunge l'Ausl.
'Purtroppo era una tragedia annunciata, quella avvenuta a Castelnovo Monti, dove una madre ha perso il suo bambino all’ottavo mese di gravidanza per il distacco della placenta. Se il reparto maternità dell’Ospedale Sant’Anna fosse ancora aperto, come ha detto il pediatra Carlo Boni, questa vicenda non si sarebbe verificata. Adesso se c’è un’emergenza - com’è successo in questo caso - bisogna andare a Reggio Emilia, che dista un’ora di ambulanza. Troppo tempo'.
'La decisione di chiudere il settore ostetricia dell’ospedale è stata una scelta sconsiderata dettata unicamente da logiche gestionali ed economiche, trascurando la salute delle persone. Quando il reparto era aperto si diceva che i parti erano troppo pochi, invece si poteva rilanciare il reparto sul territorio e tenerlo aperto. I cittadini sono preoccupati. A chi abita in montagna non possono essere negati i diritti più elementari, come quello alla salute. Non siamo cittadini di serie B. I servizi essenziali vanno garantiti a tutti, a maggior ragione nel settore sanitario. Il settore ostetricia del Sant’Anna dev’essere riaperto' - chiudono gli esponenti M5S.


