L’immagine estiva di piazzale Sant’Agostino è stata cancellata insieme alla sua fruibilità lenta, pedonale. Il bello, o presunto tale, di una piazza della cultura e parzialmente pedonalizzata fino al Festival Filosofia, è stata un'eccezione e ha ceduto il passo alle regole e alla regola del traffico, dei parcheggi, dei motori accesi. Con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, la piazza è tornata alla sua normalità: una normalità segnata dal brutto, dal disordine, dal caos urbanistico, e da scelte logistiche che ne mortificano il ruolo e l’identità promosse fino all'altro ieri.
La piazza continua oggi a rappresentare il contrario di ciò che nei programmi dovrebbe essere. Oggi è e continua ad essere infatti simbolo evidente di “scucitura” urbana: da un lato il Palazzo dei Musei, dall’altro il complesso di Sant’Agostino, due poli che dovrebbero dialogare e costituire insieme un grande hub culturale, cuciti, appunto, dalla piazza.
Nulla di questo è, ma oggi con un valore aggiunto, in negativo. Oltre al ritorno di una piazza aperta completamente al traffico veicolare e al parcheggio, anche anche l'arrivo di container, modello area di stoccaggio in area industriale. Dichiaratamente al servizio dei mercatini di Natale. Ed è così che il paradosso diventa ancora più evidente, se si guarda alle novità positive che fanno da sfondo: da un lato il Palazzo dei Musei riqualificato e ora pienamente fruibile, con percorsi rinnovati e biglietto unico, dall'altro il Sant’Agostino che, lentamente, si libera delle impalcature restituendo alla città la sua monumentalità. In mezzo una piazza non solo deturpata da un banale parcheggio, ma anche dall'incredibile e rumorosa presenza di container. A incidere ulteriormente sull’immagine complessiva è una scelta logistica difficilmente comprensibile: l’installazione di container–deposito refrigerati, veri e propri grandi garage/magazzini metallici, alcuni dei quali con tanto di motori elettrici in costante funzione, alimentati da fasci di cavi che attraversano disordinatamente selciati e marciapiedi.
Strutture che occupano una porzione significativa della piazza, nella parte ad ovest del centro, sull'asse della via Emilia, affacciata sul lato Largo Aldo Moto. Strutture che precludono spazio, soffocano la visuale e si sommano a un parcheggio già poco edificante, trasformando in peggio quello che dovrebbe essere l'ingresso ovest al centro storico.
Gi.Ga.


