Non usa mezzi termini e tantomeno interpretabili l’immunologo Andrea Cossarizza, docente ordinario di Patologia generale e immunologia al dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche materne, infantili e dell’adulto dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ospite, ieri sera, della Commissione consiliare speciale “Per ripartire dopo il Covid”, in teleconferenza e intitolata “Covid e vaccini: opportunità e differenze”.
Il riferimento è ovviamente all'apertura, dichiarata a livello nazionale ed internazionale, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità alla possibilità di allargare l’intervallo di tempo tra le somministrazioni delle due dosi del vaccino Pfizer fino a sei settimane (42 giorni). Di fatto il doppio rispetto a quello attualmente indicato. Una apertura basata, stando alla raccomandazione dell'OMS, 'sui dati degli studi clinici attualmente disponibili'. E funzionale anche alla necessità di compensare eventuali ritardi nella fornitura di vaccini in numero sufficiente per potere garantire la seconda dose di vaccino nei tempi prestabiliti di 21 giorni.
'Io non ho visto nessun studio a riguardo' - sottolinea Cossarizza in risposta ad una considerazione della Presidente della Commissione Paola Aime che aveva richiamato proprio l'apertura dell'OMS rispetto alla possibilità di prorogare la seconda dose. 'Solo se vedessi studi che mi dimostrano questo allora potrei cambiare idea' - afferma Cossarizza
Idea ribadita dall'immunologo on una dichiarazione forte: 'L'OMS soprattutto a inizio epidemia ha detto tante di quelle corbellerie da far spavento, e le opinioni dell'OMS le lascio molto volentieri. Parlo come persona che fa questo mestiere da decenni. Chi dice queste cose, politico o non politico che sia, non sa di cosa parla. Queste sono cose che non vengono dette da chi oggi fa i vaccini, ma cose che si sanno da quando esistono i vaccini. Io non so come è fatta una centrale nucleare e non andrei certo a dire ad un ingegnere come farla. Lo ripeto, se non ci sono le dosi di vaccino, ritardare la seconda rispetto alla prima è cosa che non si deve assolutamente fare. Un conto è lo scostamento di qualche giorno, poco prima o poco dopo, un conto è di settimane. La seconda dose va assolutamene fatta quando c'è la massima risposta dal primo stimolo'.
'Io sono come san Tommaso. Oltre ai dati mi piace la pratica' - prosegue Cossarizza. E per mostrarlo fa scorrere tra le slide illustrate ai consiglieri nel corso del suo intervento l'immagine della vaccinazione a lui somministrata il 4 gennaio scorso ed il grafico che mostra, dopo alcuni giorni, la risposta immunitaria 'del vostro speaker' - dice riferendosi al suo ruolo di relatore in quel momento 'Risposta anticorpale in crescita' - fino ad arrivare ad un livello che - afferma 'mi rende molto felice'.
In risposta alla domanda del Consigliere leghista Barbara Moretti sull'opportunità di sottoporre a vaccino coloro che hanno avuto e sono guariti dal Covid, il Prof. Cossarizza è altrettanto chiaro, esprimendo una valutazione sia tecnico scientifica sia inserendo questa nell'attuale andamento del piano vaccinale. 'Questo, in questa fase, rappresenta un problema dibattuto. Io parlo ogni giorno con i responsabili sanitari e dell'Ausl che per fortuna sono persone intelligenti e mi contattano sempre e io ho indicato loro, in un momento di carenza di vaccini, di non vaccinare chi ha avuto il Covid ed è guarito.
Gi.Ga.


