Zaki, rilasciato nel dicembre 2021 dopo 22 mesi di carcere, aspetta ora l’udienza del 28 febbraio. E intanto, come racconta oggi a ‘Forrest’ su Radio Rai 1, da Manoura - sua città natale - dove si trova, si tiene aggiornato sui fatti italiani: si interessa dei migranti, ha letto della storia di Emanuela Orlandi, si è commosso per la morte di Gianluca Vialli. Non solo, segue passo passo anche le proteste in Iran: sapere che “alcuni colleghi dell’Università di Bologna stanno lottando” per la libertà “mi fa sentire ancora più vicino a questa situazione”. Che è ben diversa da quella dell’Egitto. Quella “iraniana è decisamente grave. Stiamo cercando di seguirne le notizie giornalmente, le cose che accadono là sono davvero terribili”, ma “siamo sicuri che gli iraniani non torneranno indietro. La situazione è cambiata ormai, non è più come prima ed è solo una questione di tempo farla cambiare completamente”.
In tutto questo, “la differenza fra Iran ed Egitto è che l’Iran si ritrova in una situazione di vera rivoluzione, tutti stanno pensando e pianificando come farla a beneficio delle giovani generazioni; in Egitto invece siamo di fronte a una disfatta“. E Zaki resta ‘sospeso’ tra i suoi due mondi: Egitto ed Italia, da cui dice di ricevere comunque e sempre “un sostegno incredibile e molto importante” specie alla vigilia delle udienze in Tribunale.
In Egitto Zaki è libero “e felice di esserlo anche se non è una libertà al 100% perché non posso fare tutto quello che voglio, ma già essere fuori dalla prigione è molto, molto bello”. Il sogno resta tornare a Bologna. Intanto segue le imprese calcistiche dei rossoblu: ieri Zaki ha visto la vittoria del Bfc a Udine. Sul campo “stiamo facendo un lavoro meraviglioso - dice il tifoso Zaki - nelle ultime settimane abbiamo avuto risultati incredibili. Magari si perde, però si va sempre avanti e ci stiamo comportando come squadra molto meglio: è un po’ come la mia storia”.
Immancabile un pensiero a Sinisa Mihajlovic: “Bisognerà ricordarlo sempre.
Dall’Italia poi, specie quando si parla di lui sui giornali o in tv, “moltissimi messaggi mi dicono che gli italiani sono con me e capiscono la mia situazione. Ogni volta è davvero un colpo al cuore di felicità e mi sento rassicurato perché so che un giorno o l’altro tornerò in Italia”. E’ il sostegno “di cui ho proprio bisogno”. Poi un appello al Governo: “Non bisogna perdere la battaglia per i diritti umani e la deve combattere anche il governo insieme agli altri governi. Questo dovrebbe fare il governo italiano. Ovviamente, spesso succede che i governi abbiano altre priorità, ma non bisogna mai perdere la speranza che i diritti umani abbiano la precedenza su tutte le altre problematiche”.


