Tra le drammatiche storie che emergono dalla lettura dell'ordinanza del Gip dell'inchiesta Angeli e Demoni su Bibbiano, in questa undicesima puntata La Pressa si sofferma sulla vicenda tragica di un minore, tolto ai genitori e assegnato a una famiglia affidataria dopo essergli stati indotti 'falsi ricordi' di abusi. Nell'abitazione di questa famiglia il bimbo subì poi violenza sessuale da parte di un ragazzo 17enne. Una violenza che Monopoli (indagato) spiega in un modo incommentabile. Ecco le parole del Gip: 'Monopoli prosegue definendo il comportamento del bimbo come sostanzialmente rimproverabile per essersi reso predabile dall'altro ragazzo'.
Ma come si è giunti a tanto degrado? Era giusto togliere il bimbo alla famiglia?
Innanzitutto anche su questo bambino venne usata la tristemente nota 'macchinetta dei ricordi'. 'Nel caso di XXX è stato usato uno strumento che emette stimoli elettrici e che sembra essere apposto su parti del corpo del bambino per indurre il recupero dei ricordi. A tal riguardo non risulta che in Italia sia in commercio per gli psicologi italiani tale strumento nè vi sono studi di validazione dello stesso su popolazione italiana e quindi su eventuali effetti indesiderati, in particolare in età evolutiva'.
'Plurimi sono gli elementi indiziari relativi alla sussistenza della piena consapevolezza di voler rappresentare dati falsi o omettere informazioni rilevanti, a prescindere dal fatto che gli indagati fossero consapevoli o meno della sussistenza dell'abuso - scrive il Gip -. Indubbio che vi fosse un pregiudizio incrollabile di Monopoli e della Anghinolfi rispetto al fatto che dovesse emergere l'abuso a carico di XXX, a prescindere da quanto il minore aveva fino a quel momento rilevato'.
Significativa diventa allora la deposizione di una psicologa (non indagata), pentita di aver dato il proprio sì all'allontanamento del minore da casa. 'Ricordo che XXX manifestava alla scuola materna dei comportamenti sessualizzati - ha dichiarato la dottoressa al Pm -. Se io fossi stati più lucida, ex post, posso affermare che non avrei deciso di proporre l'allontanamento di XXX dalla madre. Le relazioni le scrivevamo a 4 mani io e Monopoli e ricordo di aver visto delle relazioni da lui scritte che avevano dei contenuti molto forti che io non condividevo. Credo all'inizio di aver tentato anche di far notare a Monopoli che stava eccedendo da quelle che erano le sue competenze'.
'Posso affermare che loro condizionavano anche le nostre decisione nel senso che era chiaro il messaggio che ci veniva dato che, ove non avessimo confermato le loro ipotesi di sussistenza degli abusi, saremmo state tacciate come incompetenti o non interessate alla salvezza di quei minori. Monopoli e Anghinolfi partivano sempre dal punto di partenza che i minori erano vittime di abusi sessuali. Non ricordo il caso concreto, ma ricordo bene di avere detto loro che non c'erano i presupposti per ritenere che il minore fosse stato vittima di abusi e loro mi hanno risposto che io ero una incompetente. Mi hanno detto che se poi fosse successo qualcosa al minore la responsabilità sarebbe stata mia'.
Giuseppe Leonelli



