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'Amazon a Spilamberto, storia di interessi a discapito dei cittadini'

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Italia Nostra: 'Se arriverà Amazon si definirà una speculazione immobiliare non nata per ospitare un grande deposito, ma per fare soldi'


'Amazon a Spilamberto, storia di interessi a discapito dei cittadini'
Da più di un anno si discute a Spilamberto, in particolare all'interno del consiglio comunale del possibile insediamento di un deposito Amazon nell'area Rio Secco sud. Per sintetizzare celermente si pone il difficile dilemma lavoro-salute. Si confrontano infatti coloro che nell'arrivo di Amazon vedono l'opportunità di 400 posti di lavoro rispetto a coloro che denunciano la distruzione del tessuto sociale rappresentato dal piccolo commercio (così utile durante il Covid) e l'aumento dell'inquinamento atmosferico generato dal trasporto veicolare.

Ci sia consentita questa annotazione. Già adesso abbiamo più volte richiesto inutilmente che lo sciame di corrieri che consegnano i pacchi spengano i loro furgoni inquinanti durante la consegna come prevede il codice della strada senza che il comune abbia risposto o ancor meglio preso provvedimenti. Riguardo la scelta lavoro salute, nonostante nel corso degli anni si siano succedute vicende drammatiche in materia ambientale come per esempio Cengio e l'inquinamento del Bormida, i morti di asbesto di Casale Monferrato e Rubiera e non ultimo l'attuale caso Ilva la politica italiana tra un chiacchiericcio nauseabondo non ha saputo prendere un solo provvedimento di contabilità ambientale atto a contenere il problema.

Si dovrebbe consentire all'azienda di ammortizzare in bilancio il ripristino del sito a fine ciclo produttivo, defiscalizzare gli interventi migliorativi e la ricerca per la sostenibilità ambientale dell'azienda, incentivare la filiera virtuosa degli stakeholder etc. Nemmeno si è provveduto ad ottemperare alle direttive europee riguardo la responsabilità sociale d'impresa. Se si esclude l'India che con 28 milioni di piccoli esercenti capaci di fare pressione elettorale tenta di impedire l'ingresso del modello Amazon, poche diremmo nulle sono le possibilità di contrastare il dilagare della multinazionale americana. Le nuove generazioni digitali hanno a disposizione un catalogo pressoché infinito con cui esaudire in pochi giorni i propri desideri di possesso con genitori la cui infanzia è passata per lo più davanti a un televisore che come si sa non è altro che un contenitore pubblicitario. Forse su quanto scritto o su altro si poteva coinvolgere la comunità di Spilamberto attraverso un referendum popolare così come negli anni 70 fu rifiutato l'insediamento di una ceramica la Pastorelli in seguito insediata a Savignano. Certo un referendum avrebbe posto la municipalità al centro della sua funzione storica, anche nell'eventualità di una scelta sbagliata, la condivisione dell'errore da parte della maggioranza dei cittadini era più tollerabile rispetto a una piccola elite, avrebbe rafforzato la democrazia visto che la malattia più grave di cui è soggetta è la caduta verticale della partecipazione. Ma a Spilamberto un referendum, per l'alto numero di firme necessarie, per le materie non sottoponibili, in questo caso per esempio l'urbanistica, e infine a determinarne l'ammissibilità sia una commissione che vede la presenza del segretario comunale e del sindaco, figure non certo terze è praticamente impossibile. La nostra sezione chiese a suo tempo che il Comune si dotasse degli istituti di partecipazione, ma in un tempo biblico (tre anni) è stato partorito un ginepraio burocratico inservibile. La dimostrazione di quanta poca considerazione goda questo strumento di partecipazione democratica nelle file del partito democratico. Oltre a controllare che vengano rispettati i criteri della legge Galasso riguardo le distanze da mantenere dal Rio Secco resterebbe ben poco da dire se non ci fosse la necessità storica di ricordare ai lettori e ai cittadini di Spilamberto l'enorme speculazione immobiliare avvenuta sull'area a cui la sezione di Italia Nostra si oppose. Il 10/05/2011 due mesi prima della delibera del consiglio comunale della variante Rio Secco sud sette mesi prima della sua approvazione in un articolo in cui si avanzava una proposta per rendere redditizio l'aceto balsamico di tradizione. Riportiamo l'incipit. 'Il forestiero che giungerà nei prossimi anni a Spilamberto da Modena, sarà accompagnato fino alla rotonda del balsamico da uno sciame di camion, che emergeranno alla sua sinistra, polverosi e carichi di ghiaia dal polo 8 e a destra dall'ennesimo villaggio artigianale edificato ancora una volta senza connessione alla rete ferroviaria. Se poi il motivo della visita sarà l'interesse proprio per l'aceto non potrà non domandarsi dove sono finite le preziose vigne di trebbiano e lambrusco necessarie per il mosto, tanto è stato dilagante il consumo di territorio, la distruzione di fertilissimi terreni agricoli, la cancellazione del nostro paesaggio'...

Nel 2006 una vasta area agricola viene inserita all'interno di un generico polo oleodinamico mai convenzionato e mai approvato. Nel dicembre 2011 viene approvata in Consiglio comunale la variante Rio Secco che consente l'insediamento di attività industriali, artigianali, commerciali con il voto unanime di maggioranza e opposizione, con il solo voto contrario dei 2 consiglieri della benemerita lista solidarietà e ambiente. Non ci sono dubbi che quei terreni da agricoli a industriali hanno moltiplicato il loro valore. C'è stata concertazione tra la proprietà dei terreni e il movimento cooperativo Modenese che li ha acquistati? Non lo sappiamo occorrerebbe vedere i valori delle transazioni. Ma ciò che balza evidente (sono passati 14 anni) è che per Spilamberto non era né utile né necessario un generico polo dell'oleodinamica tantomeno un raffazzonato villaggio artigianale che la cooperazione ha cercato di vendere disperatamente anche con spot patinati (che alleghiamo). Se arriverà Amazon si definirà una speculazione immobiliare non nata per ospitare un grande deposito, ma per fare soldi a discapito del benessere della qualità della vita dei cittadini di Spilamberto.

Dante Pini - Italia Nostra sezione Dei Castelli

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