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Vaccini, presto e bene non stanno insieme

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Ecco perché provo insofferenza nei confronti della campagna mediatica assillante, dei proclami del Governo e della UE, sulla storicità dell'evento


Vaccini, presto e bene non stanno insieme

Perchè io, laureata in Scienze Biologiche e insegnante di Scienze al liceo, convinta sostenitrice dell'efficacia dei vaccini e a mia volta habituè della vaccinazione antinfluenzale annuale, oggi, 'vax day', provo un'insofferenza così grossa nei confronti della campagna mediatica assillante, dei proclami del Governo e della UE, sulla storicità dell'evento? Forse perché, come recita il proverbio, 'Presto e bene non stanno insieme'. Siamo reduci da mesi dove a volte con le migliori intenzioni, a volte volte sotto la spinta dell'emergenza, a volte col chiaro intento di tranquillizzare l'opinione pubblica, ci siamo dovuti sciroppare 'soluzioni facili e rapide a problemi complessi': banchi a rotelle per la scuola ai tempi del Covid-19, aperture e chiusure 'a fisarmonica', controlli sì, ma con 'un approccio comprensivo ed improntato al buonsenso', libro 'speranzoso' pubblicato dal Ministro della Salute durante la seconda ondata (per fortuna ritirato subito), richiesta di una maggiore copertura vaccinale antiinfluenzale che si è tradotta in molti casi in ritardi nella fornitura delle dosi ai medici di base, Hub 'spaziale' al Policlinico di Modena, realizzato in tempi record, messo fuori uso pochi giorni dopo l'inaugurazione da un temporale intenso...


Ricordo quando, prima di arrivare all'insegnamento, giovane laureata, lavoravo sui processi di implementazione dei Sistemi Qualità: 'fare bene le cose la prima volta' era il mantra assoluto. Mi era molto chiaro allora che tra i costi della 'Non -Qualità' vi era anche una riduzione dell'immagine aziendale. Francamente di fronte a tutta questa euforia all'inizio di una campagna vaccinale, sulla carta'epocale', ho qualche perplessità. Abbiamo investito denari a profusione su un pool di vaccini di cui è sufficientemente certa la sicurezza e l'efficacia ma di cui possediamo ancora poche evidenze scientifiche per quanto riguarda la durata della copertura. Già abbiamo la complicazione della doppia dose che allunga i tempi della vaccinazione: cosa succederebbe se a fine estate, terminata la vaccinazione di un campione significativo di popolazione, ci accorgessimo che bisogna ricominciare daccapo perchè la copertura anticorpale non regge neanche un anno? Non sono un'esperta, ma con i pochi strumenti di cultura scientifica che possiedo mi sembra di poter dire che la concomitanza tra inizio delle vaccinazioni e comparsa della 'variante inglese' avviene in un momento delicatissimo: i vaccinati sono ancora numericamente ridotti per avere un'immunità di 'gregge' e contemporaneamente rischia di prendere il sopravvento una variante virale estremamente contagiosa e potenzialmente soggetta a ulteriori mutazioni, in una popolazione tentata di allentare le misure di protezione perchè ormai veramente stanca e 'tanto c'è il vaccino'.

Vorrei semplicemente che UE, Governo, Ministri competenti, esperti autorevoli, amministratori avessero l'umiltà e il coraggio di dire le cose come stanno, di dire che non esistono soluzioni facili (e rapide) a problemi complessi, che con i vaccini antiCovid siamo all'alba di una sperimentazione di massa come mai si era verificata prima d'ora, di cui , ad oggi, con i dati disponibili, non è possibile prevedere l'esito a medio-lungo periodo. Tutti auspichiamo 'magnifiche sorti e progressive' ma la lotta della ricerca scientifica contro le malattie infettive è costellata di tante vittorie clamorose ma anche di speranze che sono rimaste tali solo sulla carta o in qualche laboratorio.
 
Daniela Rovatti



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