Porti aperti anziché porti chiusi, ONG nuovamente attive a prelevare migranti a poca distanza dalle coste libiche, praticamente accompagnati e non più trasbordati dagli scafisti, viaggi della speranza che si trasformano in nuove tragedie. Non è una valutazione politica ma un dato di fatto. Con il governo Conte a maggioranza variabile (prima con Lega e ora con PD opposti sui temi dell'immigrazione), lo scenario della rotta verso l'Italia è ritornato quello antecedente al governo giallo-verde. Quello legato all'operazione Mare Nostrum, iniziata nel 2014, quello dell'accoglienza distribuita sul territorio in un massimo di 3 migranti per ogni mille abitanti, quello che dal 2014 ha trasformato l'emergenza in normalità. Quello che si sta prospettando nuovamente in questi giorni. I dati degli sbarchi parlano chiaro: 301 migranti approdati clandestinamente (non sarà una colpa scappare ma chiamamo le cose come sono), il 14 settembre, 159 il 13 e 49 il giorno prima. In tre giorni poco più di 500 sbarchi. Una vera propria impennata nel cruscotto statistico redatto quotidianamente dal ministero dell'interno. Sono soprattutto uomini in un rapporto medio uomo-donna di 20:1. Le donne che arrivano in Libia forse ci rimangono, prime vittime dei carnefici e sfruttatori in percentuale maggiori degli uomini. Come è sempre stato.
Uomini che spinti dalla cancellazione della linea dura Salviniana e dalla legittimità ridata alle ONG ai diversi livelli istituzionali (dal governo nazionale ai consigli comunali come quello di Modena che ha espresso nell'ultima seduta la solidarietà alle ONG e alle loro navi in un Ordine del Giorno approvato dal centro sinistra), sono stati a loro volta spinti anche dai trafficanti di morte a rimettersi in viaggio verso l'Italia, ridiventata, con il nuovo governo, porto sicuro, con la differenza di sfruttare nuove rotte, come quelle frequentate prevalentemente dai tunisini. Il meteo conta, si, ma solo in parte.Se fino alla scorsa settimana l'aumento degli sbarchi c'era ma non così discostante dai dati del 2018, e comunque ben lontano dagli impressionanti numeri dell'ultimo governo PD del 2017, la nuova settimana ha iniziato a registrare numeri ben più importanti. Cinquecento sbarchi in tre giorni ad ottobre quantomeno fanno capire che la rotta, delle navi e della politica, è cambiata. L'unica cosa che non è cambiata (se non consideriamo gli effetti dei tagli lineari alle spese sulla diaria per l'accoglienza introdotti con il decreto sicurezza Salvini, e cancellabili in breve con un colpo di spugna dal nuovo ministro), è la politica dell'accoglienza strutturata
Un sistema, quello dei Cas, che non è cambiato, che al netto di alcune positive esperienze di accoglienza diffusa (ovvero di piccoli gruppi di migranti distribuiti dalle cooperative di gestione in piccole strutture, come appartamenti), registrate in provincia di Modena, ha fallito nel suo complesso nazionale perché nella maggior parte dei casi (anche considerando la parte minoritaria dei migranti non economici fuggiti dalle loro terre per emergenza umanitaria), non ha saputo garantire quel livello (in quantità e qualità), di integrazione auspicato. E' un dato di fatto, scevro da qualsiasi interpretazione o lettura politica.
Un sistema dai piedi d'argilla, perché retto soprattutto su un grande flusso di denaro che per anni ha alimentato le cooperative e le onlus dell'accoglienza, oggi con fatturati da grande spa.
Nello schema i soggetti oggi coinvolti nella gestione del'accoglienza di 1852 richiedenti asilo ed i soldi stanziati per il loro servizio

Le stesse cooperative che ancora oggi e fino al 30 novembre, stanno gestendo, in deroga, e con cifre più vicine ma non ancora in linea con quanto disposto dal governo Salvini (28,9 euro al giorno per ogni migrante), l'accoglienza dei circa 1800 ospiti delle strutture sparse in provincia di Modena; operatori che hanno già dichiarato nei fatti, lasciando deserti i bandi della prefettura per la gestione dell'accoglienza nei prossimi due anni, che a quella stessa accoglienza, alle condizioni prospettate dal decreto Salvini, sono pronti, anzi decisi, a rinunciare.
Per questo, a meno che la Prefettura non decida di prorogare ulterioremente l'affidamento della gestione ai costi superiori a quelli fissati dal decreto Salvini, ancora in vigore, oltre il 30 novembre, il problema ci sarà. Perchè formalmente i soggetti che oggi ancora gestiscono l'accoglienza, non potranno più farlo e al loro posto non ci sarebbe alcuna alternativa di accoglienza per gli oltre 1500 ancora presenti. Ma soprattutto per coloro che con la nuova ondata di sbarchi, potrebbero essere dirottati sul nostro territorio. Un problema serio ed importante che sembra estraneo al dibattito politico, anche nel luogo principe del confronto e della rappresentanza democratica, come il consiglio comunale. Che nell'ultima seduta, parlando di immigrazione, si è concentrato sulla discussione di un Ordine del Giorno a 'Solidarietà e sostegno alle organizzazioni non governative e a chi nel Mediterraneo - recita il titolo - si adopera per il salvataggio di vite umane in pericolo'
Documento presentato dai gruppi di maggioranza (Pd, Sinistra per Modena, Modena solidale, Verdi) e approvato con il voto a favore della stessa maggioranza. Contrari Lega Modena, Forza Italia e Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia e astenuto il Movimento 5 stelle.
Gi.Ga.


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