Mi sento così:
tradito da questo Paese che 'smuove le montagne', ma che diventa un codardo anzi, peggio, persino un 'sovversivo' di classe mondiale di fronte a un virus. Impossibilitato a non credere in Dio, ergo è che mi manca il gene (dell'ateo). Intimamente conscio di essere un guscio troppo fragile in balia delle tempeste, privato degli affetti.
Panico derivante dalla coscienza di 'essere di passaggio', ergo 'di far parte di questo mondo, ma non di questo mondo'.
Non ho più posto per i libri, dovrò buttarne via un po': maggiori indiziati: vecchie enciclopedie a fascicoli oramai obsoleti (i miei amati AD, sic!), romanzi d'appendice, i gialli Mondadori: questi ultimi li ho già buttati (ma me ne sto pentendo ancora). Mi tengo i libri di satira Vauro, Chiappori, Forattini, Bansky, Altan, e di saggistica Biagi, Alan Ford, Bonvi, Manara, Hugo Pratti e i russi., Butto via i francesi, ma tengo De Sade.
Sono i tempi, questi, dove non già sentirsi soli, ma essere soli è una condizione divina: vorrà dire che in futuro chiamerò l'assistenza per gli anziani.
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