C’è un curioso paradosso nella fabbrica degli eroi: più ne produci, più rischi di rendere invisibili quelli veri. Allora prendiamo il bravo giornalista, mettiamolo sotto i riflettori, aggiungiamo una telecamera, un’aureola, qualche battaglia simbolica e il marchio della libertà di stampa: poi basta una bella confezione mediatica, et voilà! Nasce l’eroe. Il problema è che, mentre celebriamo l’eroe nazionale, qualcuno deve pur continuare a fare il mestiere senza aureola, n'est-pas?
Già, sono quelli che ogni giorno controllano un appalto comunale, fanno una domanda scomoda a un amministratore, vanno a cercare una delibera, raccontano una storia che non interessa a nessuno finché non diventa troppo imbarazzante per essere ignorata: niente prime serate, niente riflettori, niente di niente, solo giornalismo, quello vero. E qui sta il paradosso: se per difendere la libertà di stampa abbiamo bisogno di trasformare un giornalista in un’icona, finiamo per confondere la libertà con il suo testimonial e quando il testimonial diventa più importante del mestiere, gli altri rischiano di diventare semplicemente comparse. Perché gli eroi, si sa, fanno audience e i giornalisti, quelli veri, invece, fanno domande: e quelle, qualche volta, fanno molto più paura, o no? Ma gli eroi non si costruiscono: infatti si fabbricano.
Paride Puglia

