Egregio direttore,
prendendo l'ennesimo spunto dalla notizia della sospensione dei test oltre i 60 giorni per il controllo degli anticorpi ai sanitari (provvisti di Green Pass di 12 mesi in ambiente indubbiamente sensibile), Le scrivo con amarezza come altri lettori che mi hanno preceduto per denunciare la situazione incomprensibile e ingiustificabile in cui si trovano i guariti da Covid che hanno ancora copertura anticorpale, attestata da esame sierologico.
Se sono trascorsi 6 mesi dalla guarigione il lasciapassare non è più valido e occorre vaccinarsi o andare avanti a tamponi per poter frequentare l'università e per lavorare: ma fino a prova contraria se ci sono gli anticorpi non ci si ammala e non si fa ammalare, sarebbe quindi logico pensare a una proroga del Green Pass, almeno fino al momento in cui gli anticorpi si azzerino.
Oltre a questo, vari ricercatori, e uno studio indipendente dell'Università di Ferrara, evidenziano che una volta che il sistema immunitario sia venuto a contatto con il virus ben difficilmente si riammala, grazie agli anticorpi di memoria, che permangono oltre a quelli rilevabili dal sierologico. Perché queste logiche e questi dati non vengono considerati? È ingiusto e assolutamente discriminatorio di fronte a un vaccino che non dà garanzie di copertura (al di là della efficacia parziale) dopo il primo periodo, ma che regala libertà, gratis e non a pagamento.
Siamo bravi cittadini, paghiamo le tasse e cerchiamo di crescere i figli nel rispetto della legge e della persona, non è più così? Qualcuno può spiegare ad oggi qual è il fine e qual è il mezzo? È ancora la salvaguardia della salute come sbandierato o la vaccinazione al di là di ogni evidenza e dubbio?
Cordiali saluti
S. P.
Vaccino, assurdo no a test anticorpali: qual è il mezzo e qual è il fine?
Con amarezza come altri lettori che mi hanno preceduto scrivo per denunciare la situazione incomprensibile e ingiustificabile in cui si trovano i guariti da Covid
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