Opinioni Parola d'Autore

Assurdo esaltare i costumi dell'impero romano per difendere l'estremismo Lgbtq

Assurdo esaltare i costumi dell'impero romano per difendere l'estremismo Lgbtq

C'è da rimanere a dir poco sconcertati a sentirsi dire che la nostra società sarebbe retrograda rispetto alla vita comune del secondo secolo dopo Cristo


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In queste settimane di Gay Pride in corso in tante città italiane, ne abbiamo sentite di tutti i colori in difesa dei presunti diritti rivendicati dal mondo Lgbtq (utero in affitto, adozione dei bambini...). 
Credo però che Concita De Gregorio nella sua trasmissione In Onda, trasmessa dalla 7, abbia superato ogni limite per tentare di colpire quelli che considera omofobi solo perchè non si allineano con la parte più estremista del mondo omosessuale.
La De Gregorio ci ha informato infatti che in Italia 'siamo retrogradi rispetto alla vita comune del secondo secolo Dc' e 'alla cultura dell'antica Roma' in tema di diritti, invitando tutti a visitare a Roma la Mostra Vita Dulcis di Francesco Vezzali, dove sono esposti i busti dell'Imperatore Adriano e del suo amante Antinoo.

Ora, come è noto, se c'era un Istituto sacro per i Romani era proprio quello del matrimonio, il cui presupposto fondamentale era che fosse stipulato tra un uomo ed una donna. Poi c'era davvero una grande libertà sessuale in quanto il cittadino romano, mantenendo esclusivamente un ruolo attivo, poteva avere liberamente rapporti con schiavi, liberti o prostituti, ma non con cittadini romani.
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Le cronache raccontano di due controversi episodi di Imperatori che farebbero eccezione alla regola, uno riguardante Nerone, che invaghito di un liberto, lo avrebbe fatto castrare per avere rapporti con lui, e l'altro Eliogabalo, che oltre a cinque mogli avrebbe avuto un rapporto con lo schiavo Zotico, che definiva suo marito.

Nella Roma antica, sino al tardo periodo imperiale, convissero poi accanto a monumenti insuperabili di sapienza come il diritto civile, riti crudeli come i ludi gladiatori, dove esseri umani trovavano una morte orribile per soddisfare negli Anfiteatri la morbosa e perversa attenzione del pubblico. Una sorte questa purtroppo toccata anche a tanti Cristiani, pubblicamente impalati, bruciati viti o dati in pasto alle belve. Questo accadeva all'interno di una, per altri aspetti, raffinata civiltà la cui economia però per secoli ha funzionato tramite lo sfruttamento di milioni di schiavi, uomini e donne privati di ogni diritto e sui quali il padrone poteva esercitare un dominio pieno ed assoluto, sino alla condanna a morte se lo riteneva necessario.

C'è pertanto da rimanere a dir poco sconcertati a sentirsi dire che la nostra società sarebbe retrograda rispetto alla vita comune del secondo secolo dopo Cristo.
Se vogliamo essere seri dobbiamo riconoscere che nel mondo romano se qualcuno avesse proposto il matrimonio tra due uomini sarebbe stato linciato ma si andava ben al di là dell'utero in affitto nel momento che le schiave e i figli delle schiave erano considerati delle cose di cui i Padroni potevano disporre a piacimento, compreso venderli al migliore offerente. Teniamoci pertanto quello che c'è di buono nella tradizione del diritto romano ed evitiamo di esaltarne gli aspetti più squallidi e ripugnanti, che solo la diffusione del Cristianesimo è riuscita a correggere.
On. Carlo Giovanardi - Popolo e Libertà

Nella foto i busti di Adriano e Antinoo, uno accanto all'altro
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