Sovente e con onore pubblichiamo le riflessioni 'divergenti' che egli ci invia. Dalla pandemia al declino della democrazia, passando per il conflitto in Ucraina.
Oggi diamo spazio a questa sua riflessione dal finale provocatorio e dissacrante. Un modo per guardare in faccia il baratro verso il quale stiamo correndo cercando disperatamente di esorcizzare l'abisso, evocandolo.
A tutti i dipendenti dell’Universitá di Bologna sono arrivati i messaggi ufficiali del Rettore contenenti le misure straordinarie relative al risparmio energetico. Oltre alle solite strategie miliardarie annunciate su fotovoltaico e altre finte forme di energia sostenibile a beneficio del nuovo liberismo globale eco-green, spiccano soprattutto i suggerimenti dell’Ateneo, indirizzati evidentemente a un gregge di professori che ormai non hanno più alcuna facoltà di intendere e volere e ai quali ci si rivolge come a dei bambini dell’asilo nido, su come e quando si devono accendere le luci, sugli indumenti intimi autoriscaldanti da utilizzare, su come e quando aprire le finestre delle aule e degli studi (e qui si entra in conflitto, ohibò, con la necessità di arieggiare gli ambienti per prevenire le nuove terribili varianti del Covid).
Tutta questa pantomima è condita, ovviamente, dalla precisazione - in chiave non troppo velatamente anti-russa - che “è dovere dell’Universitá far fronte a questa crisi non solo per ragioni finanziarie, ma anche etiche”. In quanto anarchico, e dopo avere subito per due anni - e subendo anche in queste ore, con nuove strategie - vessazioni, ingerenze e discriminazioni varie da parte dei miei datori di lavoro, sto pensando di scrivere di persona a Putin, con un messaggio molto chiaro, che nei miei sogni proibiti potrebbe indicare una via porre fine al declino ormai irreversibile di Homo Sapiens: 'Premi quel pulsante, Vlad!'
Francesco Benozzo
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