Il pranzo di Natale del 25 dicembre, ospitato dalla Parrocchia di Gesù Redentore e giunto alla sua 28ª edizione, è un esempio di solidarietà autentica e collettiva. Lo dimostra chiaramente anche la locandina ufficiale dell’evento: nessun volto politico, nessun nome proprio in evidenza, nessuna personalizzazione. In primo piano ci sono le realtà che da anni garantiscono continuità e presenza: il Comune di Modena, la Croce Blu Modena, la Caritas, le associazioni, i sindacati dei pensionati, i volontari. Un messaggio sobrio, corale, rispettoso. Un messaggio che dice chiaramente che qui non si celebra qualcuno, ma si accolgono persone.
Proprio per questo risulta fuori luogo — e francamente stonata — la scelta di trasformare un’iniziativa di questo tipo in una vetrina personale. Il modenese Stefano Bonaccini, europarlamentare Pd con un ruolo istituzionale di primo piano ed ex presidente della Regione, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook foto e un messaggio celebrativo: “Anche quest’anno, da oltre vent’anni, il pranzo di Natale alle persone sole e fragili lo serviamo noi!”. Con tanto di foto riconoscibili (sotto coi volti oscurati ndr) dei partecipanti, le 'persone sole' beneficiate da questo pranzo.

Il problema non è la partecipazione, né tantomeno il ringraziamento ai volontari e agli enti coinvolti. Il problema è quel “noi”. Un “noi” che confonde i ruoli, che appiattisce il lavoro quotidiano e silenzioso di decine di volontari su un racconto autoreferenziale, che trasforma un servizio in un atto identitario. Un “noi” che, detto da chi ricopre incarichi pubblici e percepisce stipendi importanti, rischia di suonare come un’appropriazione simbolica di un impegno che non nasce dalla politica e non le appartiene.
La solidarietà, quella vera, non è episodica e non si consuma in un giorno di festa. È continuità durante tutto l’anno, è costruzione di servizi stabili, è presenza costante nei quartieri e nelle comunità. È soprattutto discrezione. Quando diventa racconto social, immagine condivisa, emoji a corredo, perde parte del suo senso più profondo e finisce per utilizzare — anche involontariamente — la fragilità come sfondo.
Le istituzioni hanno un ruolo fondamentale: sostenere, coordinare, facilitare.
La locandina dell’evento lo dice meglio di qualsiasi post: quando si aiuta davvero, non ci si mette al centro. Si lascia spazio agli altri. E si serve senza bisogno di annunciarlo.
B. Lazzari
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