Una delle promesse più ripetute nella campagna elettorale di Giorgia Meloni nel 2022 riguardava l’abolizione o il forte taglio delle accise sui carburanti. La Meloni - anche con un famoso video - aveva criticato duramente i governi precedenti per il costo della benzina e aveva sostenuto che lo Stato stesse 'facendo cassa' sulle spalle degli automobilisti. La promessa del taglio venne messa nero su bianco anche nel programma elettorale a pagina 26 (qui).
Una volta al governo, però, le accise non sono state eliminate. Il taglio temporaneo introdotto dal governo precedente non è stato rinnovato stabilmente e i prezzi alla pompa sono tornati a livelli elevati. Livelli che oggi - con il caro-petrolio provocato dalla guerra innescata dagli Usa in Iran - sono schizzati, fino a sfiorare i 2.5 euro per il diesel in caso di rifornimento servito.
Ma quella sulle accise non è l'unica promessa 'mancata' dalla premier.
Un altro punto centrale del programma di Fdi era la riduzione della pressione fiscale. Il governo ha effettivamente introdotto alcune modifiche fiscali e ha promosso l’idea della flat tax estesa, ma la promessa di un sistema fiscale profondamente semplificato e meno pesante per la maggioranza dei contribuenti è rimasta solo parziale.
Molte misure sono state limitate a specifiche categorie o rinviate per ragioni di bilancio.Anche sul fronte dell’immigrazione, uno dei temi più identitari della destra italiana, i risultati sono stati più complessi delle promesse. In campagna elettorale si parlava di 'blocco navale' per fermare le partenze dal Nord Africa. Nella pratica, una misura di questo tipo non è mai stata attuata. Il governo ha invece puntato su accordi con paesi terzi e su nuove norme per la gestione delle ONG e dei flussi migratori. Nonostante ciò, gli sbarchi non sono stati affatto eliminati e il tema resta irrisolto.
C’è poi il capitolo delle pensioni. La coalizione di centrodestra aveva promesso il superamento della legge Fornero e l’introduzione di sistemi più flessibili per l’uscita dal lavoro. Tuttavia, la struttura generale del sistema pensionistico italiano è rimasta sostanzialmente invariata.
Infine, tra le promesse più ambiziose c’era la riforma istituzionale, in particolare l’introduzione del cosiddetto premierato, cioè l’elezione diretta del presidente del Consiglio: anche in questo caso il progetto è ancora in alto mare.
Eli Gold
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