Carpi leva la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Una storia lunga centodue anni che finalmente arriva a scadenza. Una scadenza politica, non amministrativa, intrisa di simboli. Il precedente sindaco Alberto Bellelli ci aveva già provato anni fa, ma senza riuscirci. Finendo - in negativo - sui giornali nazionali, assieme ai colleghi dei 5 Stelle. Loro per aver detto che “ha fatto anche cose buone”. Lui per non aver fatto abbastanza. Perché per una concessione e una revoca non basta avere la maggioranza semplice: serve quella qualificata dei due terzi. Diciassette voti, PD e cespuglietti arrivano a sedici: bisogna essere capaci di pescare dall’altra parte dell’aula. E Bellelli non ci riesce.
Oggi invece c’è riuscito il suo allievo, il sindaco Riccardo Righi. Che invece sa come farsi voler bene dall’altra parte della mezzeria. O quantomeno dalla parte più riflessiva, più amministrativa, più collaborativa. Da Forza Italia, insomma. Il punto politico è tutto qui: il voto decisivo - anzi, la stessa mozione - arriva dall’amico Michele De Rosa, che con la sua firma su un atto storico chiude una partita incagliata da anni. “Terza colonna” lo ha definito un vicino di banco di Fratelli d’Italia – che poi è “quinta colonna”.
Fra gli interventi favorevoli, per cultura, spicca quello dell’assessore alla memoria Giuliano Albarani.
Un eloquio estremamente forbito e ricercato ma scorrevole, alla Alessandro Giuli. Negli interventi invece contrari il solito mantra: delibera inutile, tanto la cittadinanza è decaduta con la morte dell’insignito. No. Non è così che funziona il diritto amministrativo. Se un regolamento prevede rinuncia e revoca e non parla di morte, la morte non produce effetti automatici. Il resto è narrazione comoda per evitare una scelta esplicita. Perché revocare significa assumersi una responsabilità politica. Dire che è già decaduta significa non fare nulla e raccontarsi, come al bar, che va bene così.Oppure, altro mantra: non è un tema importante per Carpi. Strano modo di dimostrarlo: riempiendo le sezioni commenti di tutte le pagine locali con centinaia di interventi tutti uguali: le buche, le priorità, la vastità, pensate alle cose serie. Manifestando sempre la stessa difficoltà: dire senza esitazioni che Mussolini è stato un dittatore. Va bene l’elettorato storico e la storia che non si riscrive. Ma dire almeno che ha sbagliato, demeritando la cittadinanza, è davvero impossibile? Perché?
Perché fare i conti con la storia non è mai facile, specie se è la propria.
Magath

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