Perché più che soddisfare la Corte dei conti, il Patto rafforza i comuni della cordata pro-Hera. Una volta firmato il Patto, infatti, tutti i soci pubblici dovranno votare compatti secondo le decisioni prese dalla maggioranza interna. Tradotto: Cavezzo o San Prospero, se contrari alla linea di Carpi e Mirandola, non potranno più muoversi liberamente. Se dentro il Patto si raggiunge il 65 per cento, la linea passa. Ma quel 65 per cento è calcolato sul pacchetto pubblico, che vale circa il 65 per cento della società. Quindi poco più del 42 per cento del capitale sociale può vincolare tutti i comuni soci. Con penali per chi non si allinea.
Non è esattamente la definizione di controllo pubblico che si aspetterebbe un purista del controllo pubblico. Ma è quella che eviterà le polemiche politiche dei comuni non allineati.
Poi ci sono le nomine. Il Patto scrive che la proposta del presidente spetta al Comune di Carpi. Formalmente legittimo, politicamente molto meno neutro. La guida di Aimag dovrebbe nascere da confronto collegiale, competenze e visione industriale. Invece il meccanismo fotografa le caselle: Carpi indica il presidente, Mirandola avrà un consigliere, l’Area nord un altro, l’area sud un altro ancora, mentre ai soci privati - Hera e Fondazioni bancarie - spetta il quinto nome. Non è una squadra, pare più una spartizione.
E qui il nome di Paola Ruggiero torna al centro. La sintonia con i vertici del Pd carpigiano è troppo forte per immaginare un cambio - vista la contestuale cronica debolezza politica del partitone, spaccato fra carpigiano e area nord, e l’atteggiamento astensionista del centrodestra.
Il punto vero, però, è il futuro societario dell’azienda. Una nuova operazione frontale con Hera oggi sarebbe difficile: la bocciatura della Corte dei Conti è troppo recente. Anche l’ipotesi gara spaventa, perché potrebbe aprire la porta ad altri soggetti, a partire da A2A: la scottatura di Modena è troppo recente. Ma Aimag è troppo fragile, al di là dei conti positivi: senza i contratti di acquisto gas a prezzi Hera e il supporto creditizio del colosso - anche solo di garanzia - l’azienda farebbe davvero fatica a mantenere certi equilibri.
Per questo nei corridoi si parla già di formule diverse di aggregazione e fusione. La più gettonata delle quali, stavolta, pare essere il concambio azionario: operazione che potrebbe far uscire il controllo pubblico dalla porta senza scomodare il tabù della cessione. Sicché il Patto, piuttosto che garantire il pubblico, diventerà lo strumento per portare Aimag dove la si voleva portare già da vent’anni. Solo con meno rumore politico.
Eli Gold


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