Eppure questo è avvenuto ieri sera a Modena con gli scontri di piazza a margine delle due manifestazioni promosse da Pd e forze di sinistra e da Forza Nuova. Una deriva palese di una vergogna comunque latente già prima degli scontri. Una vergogna palpabile in quelle due piazze, entrambe, per motivi diversi, strumentali e scollegate dal dramma che si è vissuto sabato scorso. Due piazze interessate a massimizzare il consenso o a confermare un modello di potere in modo aprioristico e chiuso. Due piazze alle quali ne seguiranno altre: Fdi ne ha già convocata una per sabato con lo slogan 'L'italia non è morta' che guarda caso è lo stesso usato da Forza Nuova (due foto sotto).

E così l'unità giustamente evocata dal sindaco Massimo Mezzetti, è già evaporata negli 'odi di partito', in due fazioni l'una contro l'altra armata ormai dimentiche di quello che si è vissuto, ma pronte a sbandierarlo per sostenere la propria tesi. Non è solo strumentalizzazione, è molto peggio. E' qualcosa che urta nel profondo, è la constatazione di chi osserva capibastone di folle pronte a scaricare, su una tremenda strage di piazza, frustrazioni e paure personali indicibili e che trovano una finta catarsi al grido di parole d'ordine posticce.

Lenzini e compagni a urlare che i 'fascisti non passeranno' e che 'Modena è ferita ma ha dimostrato il meglio di sè', gli estremisti di Forza Nuova a evocare 'passeggiate', remigrazione e altre amenità, con Fdi che da Negrini fino all'eurodeputato Cavedagna non ha trovato nulla di meglio - in attesa della piazza di sabato - di attaccare l'avvocato di El Koudri. Tutto in pasto ai social, alle banalizzazioni, ai re dei like che vomitano frasi ad effetto. In mezzo il vescovo Castellucci, incapace nei suoi molteplici comunicati pieni di buoni sentimenti, anche solo di pronunciare la parola 'Dio', quasi che della preghiera, per estensione rispetto ai folli radicalismi, ci si debba vergognare. Quasi che davvero Dio non esista.
Così, mentre un meteorite si è abbattuto su Modena, emulando i surreali protagonisti di Don't look up, gli esponenti politici si azzannano tra loro, a difendere un orticello privato che ipocritamente si ostinano a definire 'bene collettivo'.
Giuseppe Leonelli


