Da abituale lettore di La Pressa
non mi é sfuggito l'avvio di un dibattito sul tema dell'educativa territoriale, un dibattito che, come un fiume carsico, entra in scena ogni qualvolta capita qualcosa di 'rilevante' per poi sparire ben presto, subito dopo la perdita dell'interesse collettivo. In questo caso, la questione che ha dato avvio a quello che mi auguro possa diventare un approfondimento (e non solo una seppur pertinente osservazione critica per l'aggiramento dell'obbligo di rotazione degli incarichi esterni) é stato l'affidamento diretto ad una Cooperativa (
Caleidos ndr) per degli interventi di Educativa di Strada; Cooperativa già impegnata da tempo in questo genere di attività.Non é assolutamente mia intenzione entrare in questo merito, perché, peraltro, non conosco gli aspetti normativi che regolano la materia, bensì vorrei richiamare tutti gli interessati a riflettere, anziché sul 'chi' è stato incaricato, invece sul 'cosa' e sul 'come' si potrà e dovrà svolgere la serie di interventi da attuare.Ora, mentre facilmente si può pensare che la figure professionali che la Cooperativa impiegherà potranno essere quelle degli Educatori professionali, meno chiari mi sembrano essere i contorni del tipo di interventi che dovranno essere promossi da quest'ultimi.
Non voglio pensare che ci si potrà limitare ad offrire una mera 'presenza' fisica nei contesti e nei luoghi in cui é nota una frequentazione giovanile problematica, in termini di prevenzione alla commissione di reati (in tal caso sarebbe assai più funzionale la presenza di Forze di Polizia, evidentemente più avvezze e preparate a quel compito) bensì voglio sperare che l'impegno da svolgere dovrà caratterizzarsi, detto in estrema sintesi, per specifiche intenzionalità educative.E a questo punto si pone il 'vero e proprio' problema che, se non affrontato ed almeno anche solo parzialmente risolto, non potrà produrre alcun miglioramento di quella situazione che é sotto gli occhi di tutti noi.Cosa fare? E come farlo? Porsi questi interrogativi, me ne rendo ben conto, significa addentrarsi in una sfera problematica assai faticosa, complicata e complessa, che si apre a diverse prospettive, talora anche incerte e solo parziali. Tuttavia è mio pieno convincimento che sia l'unica e possibile strada da percorrere se s'intende creare quantomeno i presupposti per un cambiamento.La nostra Amministrazione comunale si avvale di professionisti di sicura competenza e capacità. Pecco di superbia (e me ne scuso) nell'affermarlo, avendone fatto parte anch'io per un lungo periodo di tempo.
Ciò nonostante, oggi, sono convinto che, per affrontare la gravità dell'attuale situazione, riferita all'aumento esponenziale del disagio giovanile, non siano più adeguate le 'vecchie' ed abituali strategie d’intervento. Tali e tante sono state e sono le modificazioni della realtà da rendere inefficaci molti, se non tutti gli interventi cui si é fatto ricorso in passato. La stessa Educativa territoriale, con l'amplia offerta d'attività promosse, che ho avuto la responsabilità di coordinare a suo tempo, credo che oggi, non potrebbe più essere una valida proposta.Credo altresì che sarebbe necessario prendersi lo spazio per una riflessione approfondita sul nuovo ordine problematico che con tutta evidenza non siamo più in grado di fronteggiare con le vecchie modalità.Allora perché non assumere la responsabilità di avviare un confronto progettuale che veda coinvolte le attuali professionalità dell'Amministrazione, l'intero Consiglio comunale, quale organo decisionale, avvalendosi, laddove necessario o anche solo utile, del contributo di esperti credibili che su queste tematiche hanno dato validi contributi ideali ?Non crede il nostro sindaco che in più di un'occasione ha dato modo di dimostrare attenzione e preoccupazione per le manifestazioni del 'nuovo' disagio dei giovani, raccomandandoci tutti ad ascoltarli… che ne varrebbe la pena?
Giovanni Finali