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Riciclare la plastica è giusto, ma non per bruciare più rifiuti

Riciclare la plastica è giusto, ma non per bruciare più rifiuti

Hera rischia di guadagnare due volte, con la plastica rigenerata e con i rifiuti speciali che ne prendono il posto


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Il nuovo impianto R3GID di Aliplast, inaugurato il 20 ottobre in via Cavazza, è una buona notizia. Riciclare fino a 30mila tonnellate l'anno di plastiche rigide è ciò che chiede l'Europa: la gerarchia dei rifiuti mette il riciclo al terzo posto e l'incenerimento solo al quarto, prima della discarica.


Proprio per questo il nuovo impianto non deve diventare un argomento per tenere acceso l'inceneritore che gli sta accanto. All'inaugurazione l'amministratore delegato di Hera, Orazio Iacono, alla domanda se si possa pensare a un superamento dell'inceneritore, ha risposto: 'No, assolutamente', aggiungendo che di impianti come questo 'ce ne sarà bisogno anche in futuro'. Eppure il 14 luglio 2025 il Consiglio comunale, con la mozione n. 2414, ha chiesto al sindaco e alla giunta di domandare formalmente a Regione e ATERSIR la dismissione dell'impianto il prima possibile e comunque non oltre il 2034. Più di un anno dopo, quella richiesta formale non risulta inviata: in una risposta scritta di agosto, l'assessore all'Ambiente Vittorio Molinari spiega che la dismissione 'non passa da una richiesta estemporanea e unilaterale del Comune di Modena' e che il percorso si sta svolgendo 'informalmente'.


R3GID funziona con l'elettricità prodotta dall'inceneritore.

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Può andare bene oggi, ma solo come fase di transizione, insieme ai pannelli fotovoltaici già installati sul tetto dell'impianto e ad altri impianti solari da realizzare nelle aree di Hera. Una fabbrica di riciclo può funzionare con energia rinnovabile come qualunque altra. E l'inceneritore non brucia per alimentare il riciclo: nel 2025, secondo la relazione annuale di Herambiente, ha prodotto 133.700 MWh di elettricità e ne ha immesso in rete l'86%.


Qui sta il rischio più serio. Il limite dell'inceneritore non è il peso dei rifiuti, ma il calore che il forno può sviluppare. È come una stufa: con la legna secca bastano pochi ciocchi, con la legna umida per avere lo stesso calore bisogna caricarne molti di più. La plastica è la 'legna secca' dei rifiuti: secondo le analisi del 2025, un chilo di plastica sviluppa tra 5.600 e 6.700 chilocalorie, mentre un chilo del rifiuto misto analizzato ne sviluppa tra 2.000 e 2.650. Per ogni tonnellata di plastica che non viene più bruciata, quindi, nel forno si libera posto per circa due tonnellate e mezza di altri rifiuti. Non è un'ipotesi astratta: le 230mila tonnellate annue indicate nell'autorizzazione sono indicative e non vincolanti. Nel 2025 il 57% dei rifiuti bruciati erano rifiuti speciali e solo circa il 40% del totale veniva dalla provincia di Modena.

Da Catania ne sono arrivate quasi 25mila tonnellate, da Latina oltre 11mila.


Il presidente della Regione Michele de Pascale ha definito 'una cosa intollerabile e inaccettabile' che una parte della plastica differenziata finisca ancora bruciata. Ha ragione. Ma allora la plastica tolta al forno non deve essere sostituita da altri rifiuti.


Per questo chiedo al Comune di inviare finalmente la richiesta formale prevista dalla mozione e di chiedere a Regione e Arpae un tetto vincolante ai rifiuti bruciati, che scenda di pari passo con la plastica avviata a riciclo. Altrimenti Hera rischia di guadagnare due volte, con la plastica rigenerata e con i rifiuti speciali che ne prendono il posto, mentre i modenesi continueranno a respirare i fumi di un impianto che nel 2025 ha emesso quasi 189mila tonnellate di CO2 e 57 tonnellate di ossidi di azoto.


Riciclare è virtuoso. Bruciare di più per poter riciclare, no.


Vittorio Ballestrazzi - ex consigliere comunale

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