L'eredità peggiore del fascismo? Il neo-fascismo

E si possa dire un giorno di averlo detto


Per il redivivo Enrico Aimi (l’eterno consigliere regionale) «la cosa peggiore dell'eredità fascista è certo antifascismo». Lo disse un anno fa, a gennaio 2016.
Ecco. Tanto per strizzare l’occhio al vecchio elettorato da saluto romano di An, tanto per marcare il territorio, tanto per dire «ci sono» indipendentemente dalla inchiesta sulle spese in Regione che lo vede - suo malgrado - protagonista. Tanto per dire una roba da vomito. Come minimo. Perchè, sembra banale affermarlo, ma forse è giusto farlo, la cosa peggiore dell’eredità fascista sono le Leggi razziali del Duce e la connivenza con il Male assoluto rappresentato dal nazismo tedesco. Altro che l’antifascismo.
L’eredità peggiore del Ventennio sono i movimenti neo-fascisti (che peraltro non hanno neppure il coraggio di definirsi tali) odierni come Forza Nuova. Questa è l’eredità del periodo più buio e orrendo del Secolo breve. N on i partigiani.
E non certo gli antifascisti. Poi, se si vuole derubricare il tutto a pagliacciata, va bene anche consentire il corteo a Fiore e camerati. Ma si sappia che è pagliacciata. E nulla più. Altro che «diritto d’opinione». Dice che il sindaco di Modena dovrebbe scusarsi «per il clima d’odio creato». Che l’aver puntato il dito contro il presidio di estrema destra è stato un modo per dare loro visibilità. Che i «commercianti sono stati penalizzati». Forse.
Ma chi se ne frega. Era il minimo. Quel partito, legge Scelba o non legge Scelba (che peraltro Forza Nuova guarda caso vorrebbe abrogare nel suo manifestino degli 8 punti), non ha diritto di cittadinanza politica. Ed è giusto non l’abbia. A Modena, indipendentemente dalla medaglia d’oro alla Resistenza.
Chiedere che Roberto Fiore, condannato in Italia per il reato di associazione sovversiva e banda armata (prescritti dopo un lungo periodo di latitanza in Inghilterra), non venga in città a fare comizi è il minimo. Indipendentemente la Costituzione lo consenta o meno. Le piazze di sabato non erano tutte uguali. E va detto. In modo chiaro, perchè se nella vita tutto è palude, alcune certezze comuni è bene non smantellarle. E prendere parte è indispensabile. Anche se farlo è apparentemente banale e populista. E benpensante. In piazza Redecocca ha sfilato il fantasma del periodo peggiore della storia recente italiana. In piazza Torre, in largo Sant’Agostino e in piazza Matteotti ha sfilato il «no» a quella riesumazione. Un «no» istituzionale, arrabbiato, fors’anche di parte. Ma un «no» da condividere. Perchè la politica, se ancora ha un minimo senso, deve distinguere il Bene dal Male. E se nel farlo si dà visibilità al Male, pazienza. Così magari qualcuno lo può riconoscere. E si possa dire, un giorno, prima di spegnere la luce, «noi l’abbiamo detto».
Leo
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