Incenerire rifiuti (o meglio resti) è pratica stolta e andrebbe presa in considerazione solo su quanto rimane dopo una separazione differenziata spinta. La raccolta differenziata è ineludibile, perchè virtuosa e vantaggiosa sia economicamente che dal punto di vista della salvaguardia della salute e dell'ambiente. Le materie prime secondarie consentono generalizzati risparmi rispetto all'impiego di materiali primari, che sono destinati ad esaurirsi perchè presenti in quantità finita su questa terra ( petrolio, plastica, metalli, vetro ). Con la frazione organica umida, essiccata, si può ottenere un “ compost “ da utilizzare come emendante e fertilizzante per i terreni coltivati.
GLI INCENERITORI
Sono tra gli impianti più inquinanti. Bruciano ad alte temperature, dagli 850 ai 1300 gradi centigradi. Il 25% di ciò che brucia (1 tonnellata su 4 ) rimane al fondo come scorie solide, classificate pericolose e di difficile gestione( finiscono in discariche o miniere dismesse o come additivi in prodotti vari, peggiorandone la qualità e le prestazioni ). Dal camino escono, ogni anno, miliardi di m3 di vapori ad alta temperatura che contengono sostanze pericolosissime, tra le quali DIOSSINE, FURANI e particelle piccolissime e malefiche dette NANOPOLVERI (la diossina TCDD è 2 milioni di volte più tossica rispetto all'arsenico, classico veleno ben noto).
Le nanopolveri non vengono trattenute da alcun filtro, entrano negli alveoli dei bronchi e da lì nelle cellule, infiammandole con risultati spesso nefasti. Per ridurre le diossine emesse da un inceneritore occorre bruciare a temperature piu' alte, ma in tal modo si producono più nanopolveri. Dalla padella nella brace: non si scappa.
E ALL'ESTERO?
Il famoso inceneritore di Vienna (nato nel 1971 ) era stato costruito per fornire riscaldamento al vicino ospedale. Ora è obsoleto ma, grazie alle decorazioni poste su di esso, è diventato il marchio turistico intoccabile della città.
Nei Paesi Nordici (Svezia, Norvegia) ci sono inceneritori finalizzati sempre al teleriscaldamento di edifici pubblici e privati. Anche lì però si sta verificando un fenomeno particolare. Negli stessi Paesi vige consolidata una efficiente raccolta differenziata dei rifiuti, che finisce con l'affamare gli inceneritori e rendere problematico il loro funzionamento.
Ecco allora che tali Paesi ricorrono all'acquisto dei rifiuti di Paesi meno virtuosi per consentire di alimentare gli inceneritori che teleriscaldano le loro abitazioni.
E A MODENA?
Gli inceneritori, per operare, devono rispettare delle prescrizioni precise, essendo impianti pericolosi ed impattanti sulla salute. Tali prescrizioni sono contenute nell'AIA ( Autorizzazione Integrata Ambientale ) rilasciata dalla Provincia a suo tempo.
Hera lo ha fatto, presentando il Progetto, in pompa magna, il 18 marzo 2009 presso il Baluardo della Cittadella. Nel 2010 l'inceneritore da 180.000 tonn/anno ( oggi 240.000 ) è entrato in funzione a regime. E il teleriscaldamento che doveva servire il comparto ex Mercato Bestiame, Uffici Pubblici, scuole (Barozzi, Corni, Polo Leonardo, Villaggio Giardino ), evitando la immissione in atmosfera di migliaia di tonn. di CO2 e consentendo il risparmio di migliaia di tonn. Equivalenti di petrolio? Non è mai stato realizzato.
Hera ha risparmiato un investimento di oltre 100 milioni di Euro a beneficio della città, ha potenziato il suo inceneritore ed i modenesi sono rimasti “ cornuti e mazziati “. Così gira il mondo. Tutto il resto è noia.
Pietro Bertolasi - dimessosi nel 2010 da Presidente dell'Osservatorio Ambientale del Termovalorizzatore di Modena per motivi di coscienza

