Ci passi talmente tanto tempo, in una redazione, che finisci per vedere più spesso i tuoi colleghi della tua famiglia. Perché gli orari sono strampalati, perché si comincia a lavorare sul serio quando gli altri finiscono, perché semplicemente è così e non si può cambiare. E allora succede che, passandoci tanto tempo, la redazione diventa la casa di tutti: somiglia un pochino ad ognuno, diventa il posto che riflette il giornale. Ci sono allora redazioni nuovissime, luminose, dall’apparenza professionale ed elegante; ci sono redazioni con un telefono per ogni giornalista, le segretarie, l’ascensore, l’ufficio grafico e quell’aspetto tanto indaffarato quanto – forse - freddo. Poi c’è la redazione di Prima Pagina che dell’aspetto non ha mai fatto il suo punto di forza: un appartamento convertito in ufficio, la luce dell’ingresso che non si accende, un vecchio pc che prende polvere all’angolo della sala riunioni. Quella col tavolo rotondo e traballante. Chi se ne frega, potrebbe obiettare qualcuno. E invece no, perché il giornale che da quel posto viene fuori è il riflesso di quegli spazi: la redazione non è forse bella ma è accogliente, nel senso che ci entra chiunque (anche perché la porta rimane aperta).
Così la carta di Prima Pagina non è forse sempre esteticamente perfetta; magari spunta l’errorino, magari c’è qualcosa proprio non perfettamente incasellato. Ma c’è spazio per tutti: quelli del ‘sistema’ e quelli contro quel sistema, quelli che ci danno ragione ma soprattutto quelli che non ce la danno. Ci passi talmente tanto tempo, in una redazione, che a volte ti scivola l’occhio in un angolo e lo scopri pieno di polvere; osservi il caricabatterie di non si sa chi che è avvolto da un ‘gatto’. Ecco, quella polvere si ferma lì, in redazione, e se nessuno la toglie lì rimane. Come su Modena: se nessuno toglie via la polvere dai piani urbanistici finisce che la Giunta poi li ripropone uguali dopo 20 anni.Se nessuno sposta ‘il gatto’ dalla casa dell’antimafia finisce che quel gatto si prende un mare di consulenze dalla Regione e, grigio co m’è, nessuno se ne accorge. Ce la siamo tenuta in redazione, la polvere, ma abbiamo provato a scuoterla via da quei posti, in città, in cui l’abbiamo vista. Ci passi talmente tanto tempo, in una redazione, che dei tuoi colleghi sai scrutare gli umori, sai cogliere lo spirito di giornata e sai osservare la fatica, in quell’open space che diventa in fretta una ‘open life’.
Piccole realtà da autodidatti, dove la cosa che conta alla fine è il gusto di fare tutto con le proprie forze; un giornale, di conseguenza, fatto di contributi personali e di collaboratori che sono pungenti maestri di vita – vedasi Adriano Primo
Sara Zuccoli

