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Il M5s fa schifo

Il M5s fa schifo

CosìGrillo tradisce se stesso


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E’ una vergogna. Va detto. Senza tanti giri di parole. Fregandosene di tentare di smentire un presidente della Regione Pd, Stefano Bonaccini, che - quando si sente criticato sulle nostre colonne - accusa a casaccio di ‘g rillismo’. Fregandosene di chi pensa che se si critica in modo sacrosanto il potere Pd, il perenne sistema Pd-coop-istituzioni, le nomine scandalose degli amici del centrosinistra (da Bulgarelli passando per Andreana, Burzacchini, Barbolini...), il poltronismo della maggioranza modenese, si deve per forza essere «gente all’opposizione», che strizza l’occhio a Grillo, a Berlusconi, a Salvini e alle sue felpine o a Che Guevara (che, magari, a lui sì l’occhio valeva strizzarlo). Fregandosene di un Giovanardi che per difendere le sue tesi della «mafia sopravvalutata » pensa di trovare sponde ovunque. Fregandosene di ogni rischio di strumentalizzazione, va detto: i leader del Movimento 5 Stelle gestiscono il partito in modo vergognoso. Di più: pericoloso. E questo vale a Roma, a Parma e a Modena. Non importa si tratti dello «staff», di Grillo, del figlio del guru ‘sempre nei nostri cuori’ Casaleggio, della nonna di Dario Fo o della zia di Travaglio. Non importa. Così fa schifo.

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Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti se ne va a testa alta e denuncia quello che tutti, ma proprio tutti, nel Movimento 5 Stelle sanno da tempo. Che le lotte intestine, la guerra dei posti, l’uno vale uno a caso hanno trasformato quel partito (partito sì, nel senso più deteriore) in qualcosa di vergognoso. Che una roba che si autogestisce in questo modo non può e non deve governare un Paese. Meglio non cambi nulla, piuttosto che cambiare così. Meglio 40 anni di Andreotti, 100 anni di Renzi, 1000 di Berlusconi. Quasi meglio... Ma comunque non peggio. Perchè il sogno di un partito della gente, contro le caste, si è davvero «rattrappito ». Ammesso ci sia mai stato un sogno. E ammesso sia lecito scomodare Gaber per così poco. Gaber non si scomoda per un capo politi co’, Grillo, che di fronte all’addio di un proprio sindaco (il primo vero sindaco M5s) si prende gioco di lui deridendolo, augurandogli «15 minuti di celebrità». Si, forse la celebrità resterà nelle mani e nei capelli arruffati del comico genovese, ma non è mica un valore. Anzi. E’ la celebrità di chi punta a comandare un branco di pecore.
Non quelle pascenti a cui guardava Lucia nel suo «Addio», ma quelle del gregge indistinto, pronto ad ubbidire e, con viso ovviamente sorridente, sbranarsi l’una con l’al - tra, pur di conservare poltrona e incarico. Pur di esistere politicamente. E allora viva «Pizza», come lo ha salutato con sfregio «Beppino». Viva Pizza, perchè davvero ha dimostrato che esiste un’altra strada. Che è possibile rivendicare la propria identità al di là delle convenienze. Viva «Pizza». Viva. Anche se nessuno nei tanti eletti modenesi nelle fila M5S lo dirà. Perchè fa più comodo la foto col leaderuccio che inaugura una palestra a Mirandola. Fa più comodo dirsi ancora che «va tutto bene», che «Vinciamo noi». Che il MoVimento «manderà a casa tutti». E, soprattutto, manderà a sedere su qualche comoda poltrona il giullare più fedele al comico. Inizi la gara!

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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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