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Mafie, i pilastri di argilla di un Pd ormai nudo

Mafie, i pilastri di argilla di un Pd ormai nudo

Poi le mille mafie con la m minuscola. Quelle fatte di piaceri ad amici e a potentati economici


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I lavori (intesi come lavori di impresa) tra Modena e Reggio Emilia si ottengono «oliando la politica». Giuseppe Giglio, detto Pino, negli interrogatori sull’inchiesta collegata al processo Aemilia ha detto quello che tutti pensano. Oliando la politica. Il re è nudo. Basta.

E’ ora di gridarlo. A Modena. Perchè la Mafia, quella con la m maiuscola e quella con la m minuscola(e proprio per questo più subdola e inafferabile), è impastata con il nostro sistema. Punto. E allora fanno ridere le parole del segretario/a Bursi. La premessina del «massima fiducia nel lavoro della magistratura» che serve a dare un manto di purezza a un Pd politicamente distrutto e che a livello amministrativo mostra tutti i suoi limiti. E ancora: «Il Pd si è sempre battuto per il rispetto della legalità» - dice la Bursi. E poi le parole del viceministro ripetute come un mantra: «se, in tema di lotta alla criminalità organizzata non ce la si fa in queste terre, allora non abbiamo speranze per altre zone del paese». Certo. Va tutto bene. La vostra casa è là... E nessuno ve la toccherà... Se non ci se la fa qua... Sì. Una casa con pilastri solidissimi.

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Il pilastro della «commissione antimafia, rappresentata dal senatore Vaccari». Ecco, quello vicinissimo alla Bursi stessa, quello che in una intercettazione del novembre 2013 veniva apostrofato con «fai degli emendamenti sulle autostrade senza parlare con i tuoi amici che se ne intendono, giovanotto?» da Giulio Burchi, ex presidente di Italferr indagato nell’inchiesta di Firenze. Il pilastro del buon governo del Comune di Finale, a un passo dall’essere sciolto per mafia (tutto il Comitato per l’ordine pubblico votò all’unanimità il commissariamento, Muzzarelli compreso, poi arrivò il no del Ministero). Il pilastro del Comune di Sassuolo, col capogruppo Pd Megale dimessosi perché indagato nell’ambito dell ’indagine su presunta corruzione elettorale. E ancora il caso Vecchi-Sergio (certo, subito derubricati a vittime, con la dirigente pure scortata dalla municipale...).

E poi le mille mafie con la m minuscola. Quelle fatte di piaceri ad amici e a potentati economici, quelle di mondi da difendere e altri da annientare (con il silenzio, con la forza, con la minaccia o con la delegittimazione). In un territorio da settant’anni monopolio di governo del centrosinistra. Mafie, che è impossibile definire ‘mafie’ perchè si rischia la querela e la levata di scudi. Mafie sulle quali un altro Giglio, un altro bimbo di Andersen, un altro Shlomo, prima o poi punterà il dito.

Per svelare l’ultima, oscena, nudità.

Leo

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