L'operazione in realtà era quasi conclusa per quanto riguarda Molinari, con tanto di nome della sostituta designata, Maria Teresa Rubbiani, scelta con l'ok del deus ex machina modenese di Avs, Paolo Trande. Non immediato invece - come avevamo scritto - il passo indietro della Camporota per la quale il primo cittadino pensava al ripescaggio della ex parlamentare Giuditta Pini gradita all'ala del Pd non muzzarelliana e che fa riferimento al tandem Paradisi-Vaccari.
Cosa è cambiato dunque da domenica sera ad oggi? A quanto pare, di fronte ai maldipancia del 'vecchio' Pd che spinge per un assessore di fiducia vicino a Muzzarelli e alle fibrillazioni interne, il sindaco ha preferito congelare tutte le posizioni, rimandando la staffetta. Ma i problemi - pur cristallizzati - restano intatti.
La frattura tra Mezzetti e Molinari infatti non è più ricomponibile dopo il pasticcio sull'inceneritore e le prese di posizione non allineate su Hera, mentre con la Camporota la convivenza è sempre più difficile e, vista la delicatezza dell'assessorato alla sicurezza che l'ex prefetto guida, non è difficile ipotizzare altre scintille.
Per ora però il sindaco ha deciso di continuare la vita da separati in casa perchè evidentemente teme che gli ospiti alle porte siano peggiori rispetto ai conviventi. Quello che è chiaro allo scafato ed esperto primo cittadino è che il rimpasto non può essere rimandato a dopo le Politiche, siano esse a scadenza o, come più probabile, con voto anticipato. Ipotizzando infatti una ulteriore ascesa del Pd in termini di consensi a Modena (cosa probabile visto il risultato referendario), sarebbe impossibile a quel punto resistere alla volontà dei Dem della corrente di Lenzini di avere un altro posto in giunta con un nome di 'fiducia'.
Perchè se oggi Mezzetti può provare a intestarsi il successo referendario, domani su un plebiscito nei confronti del Pd - al quale non è iscritto - sarebbe impossibile mettere il cappello.
Giuseppe Leonelli


