Fa ridere. Nessuna amarezza, nessuna frustrazione, nessun livore. Davvero. Leggere le parole dei parlamentari Pd sul pluralismo e la libertà di informazione fa solo ridere. Che il Pd dica di volere favorire il «reale pluralismo dell’infor mazione » è banalmente ridicolo. Perchè non basta dire a parole di voler sostenere le «realtà editoriali medio-piccole», non basta neppure promettere contributi e soldi pubblici (peraltro necessari non vi è dubbio). No, non basta. Occorre che il potere (che qui a Modena e in Regione combacia perfettamente con il Pd e con il sistema economico Pd-coop) accetti davvero le voci critiche. Occorre non calunniarle e non tentare in tutti i modi di controllarle e influenzarle per i propri scopi e per le proprie carriere politiche. Questo significherebbe rispetto reale del pluralismo. E invece non è così. Non si comporta così chi comanda in piazza Grande (per restare a Modena) e non si comporta così chi comanda in viale Aldo Moro (per guardare alla Regione). Non si comporta così il mondo coop e non si comportano così gli stessi enti e associazioni che teoricamente per statuto dovrebbero promuovere i principi di libertà. Libera, per esempio.
All’interno della quale chi prende posizioni anche solo dialettiche viene allontanato (si pensi a livello nazionale a La Torre o al giornalista Bolzoni). E’ un dato di fatto: il potere (nel caso particolare le istituzioni guidate da uomini Pd e gli enti legati a quel mondo) cerca di sopire il pluralismo in tutti imodi: con pressioni verbali, minacce velate, ingerenze sulla raccolta pubblicitaria e così via. Il pluralismo va bene se e solo se non rompe le scatole a chi comanda. Va bene il pluralismo dei corsi dell’ordine dei giornalisti e delle cene pagate dalla Regione a cronisti compiacenti. Quello è perfetto. Uno, dieci, cento, mille bollettini ufficiali, uno, dieci, cento mille giornalisti in uffici stampa. Ecco la semplice verità. Per quanto antipatica sia. E si potrebbero fare nomi e cognomi. Citare casi concreti che hanno riguardato anche il nostro quotidiano (o la chiusura di Antenna 1 o de L’Informazione), ma si finirebbe per passare per ‘vittime’.E non è certo questo l’obiettivo. L’obiettivo in fondo è solo godersi la risata davanti alle frasi di Ghizzoni e Baruffi. Perchè che ‘così vada il mondo’ può anche essere sopportato, ma raccontarlo capovolto è il massimo. E la risata nell’osservare un «Sistema» che a parole promuove la «libertà», ma che fa di tutto per impedirla nasce spontanea.
Schiene piegate. E allora l’elenco degli incendiari divenuti pompieri è lungo. Lo abbiamo già fatto ma lo ripetiamo. C’è l’ex ribelle modenese attivo Marco Miana, oggi primo fan di quel Muzzarelli che gli ha dato la gestione da 800mila euro dei Giardini del Gusto. C’è Stefano Rimini, ex battagliero consigliere comunale Pd, oggi capo dello staff della vicepresidente Elisabetta Gualmini e primo comunicatore delle prodezze della giunta Bonaccini. C’è Michele Andreana, capofila dei famosi 23 ribelli Pd, totalmente silenzioso da quando è stato nominato alla presidenza delle Farmacie comunali. C’è la parlamentare Giuditta Pini presentatasi il primo giorno alla Camera dei Deputati con tanto di spilla con falce e martello, oggi fan di Renzi. C’è Paolo Negro (richettiano doc) ora puntuale capostaff di Cecile Kyenge. C’è Giuseppe Boschini anti-bonacciniano nel periodo delle primarie al fianco della Maletti (quando non era chiaro se Stefano da Campogalliano scendesse in campo) e oggi mai una volta critico verso il presidente della Regione. Insomma c’è un mondo. Un mondo plurale. Dove a Modena per plurale si intende lo spazio che intercorre tra la B di Bonaccini e la M di Muzzarelli. Tra la L di Lusetti di Legacoop e la T di Turrini di Coop Estense (va beh, Alleanza 3.0). Oltre quello spazio ‘plurale’ ci sono i leoni. Ci sono i frustrati e i bastian contrari. I perdenti, i matti. Per non dire peggio.
Leo

