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Autotrasporto, un altro anno amaro: Ruote Libere rinuncia alla quota associativa per il 2026

Autotrasporto, un altro anno amaro: Ruote Libere rinuncia alla quota associativa per il 2026

La presidente Cinzia Franchini: 'La rassegnazione è parte del problema. Serve una rappresentanza libera, senza interessi economici'


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'Si chiude un altro anno difficile per l’autotrasporto italiano, uno dei più amari degli ultimi tempi. Un anno segnato dall’aggravarsi dei problemi storici del settore, dall’assenza di riforme strutturali e da promesse rimaste ancora una volta senza risposte concrete. La carenza di autisti continua a essere affrontata con soluzioni di corto respiro, mentre le infrastrutture peggiorano e le condizioni di lavoro diventano ogni giorno più gravose, rischiose e frustranti. Una situazione che conferma come l’autotrasporto non venga più considerato una priorità né dal Governo né da gran parte del sistema di rappresentanza'. Così la presidenza di Ruote Libere, l'associazione delle piccole imprese di autotrasporto guidata da Cinzia Franchini.

'Dopo tre anni di governo di centrodestra, le aspettative di un cambiamento si sono scontrate con una sostanziale continuità. Secondo Ruote Libere, il Governo Meloni e il ministro Salvini non hanno inciso sulle vere criticità del settore, preferendo mantenere equilibri consolidati e un confronto limitato alle solite strutture autoreferenziali, lasciando ai margini chi lavora quotidianamente sulle strade. In questo contesto, Ruote Libere rivendica la propria diversità: un’associazione che non nasce per gestire servizi, formazione o risorse economiche, ma per rappresentare realmente una categoria che da troppo tempo non ha più voce.
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Tuttavia, sottolinea l’associazione, una parte degli imprenditori continua a guardare con diffidenza a ogni tentativo di cambiamento, alimentando una rassegnazione che finisce per rafforzare il sistema attuale'.

 

'Pensare che nulla possa cambiare, accettare passivamente condizioni sempre peggiori e delegare tutto ad altri è una responsabilità collettiva – afferma la presidenza di Ruote Libere –. Anche il silenzio e l’abitudine a subire contribuiscono a mantenere un modello che penalizza il settore. Proprio per questo, e come gesto concreto di coerenza e rispetto verso chi lavora ogni giorno sulla strada, abbiamo deciso che per il 2026 non verrà richiesta alcuna quota associativa. Una scelta definita “profondamente politica”, assunta da una Presidenza composta da imprenditori che non percepiscono compensi né vantaggi personali e che mettono tempo ed energie al servizio dell’associazione. Non vogliamo che la nostra voce sia legata a una tessera – spiegano da Ruote Libere – né che la rappresentanza diventi un rapporto economico. Chi vorrà potrà sostenere liberamente l’associazione, ma la nostra missione resta quella di rappresentare la categoria senza chiedere nulla in cambio, se non consapevolezza e coraggio. Il percorso resta lungo e complesso, e nessuna soluzione immediata è all’orizzonte. Ma per Ruote Libere una cosa è certa: senza rompere la rassegnazione e senza un cambio di mentalità condiviso, nessun cambiamento sarà possibile.
Ruote Libere continuerà il proprio cammino, anche controvento. Perché arrendersi è la scelta più comoda, ma non è mai stata la nostra'.

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