'Forte preoccupazione per le misure adottate dal Governo in materia di carburanti, che ancora una volta si rivelano temporanee e insufficienti per affrontare un problema strutturale che riguarda la sopravvivenza di molte imprese di autotrasporto. Le imprese hanno bisogno di certezze per anni, non di provvedimenti che durano meno di una fattura'. A parlare è la presidente di Ruote Libere, Cinzia Franchini.
'Il taglio delle accise annunciato ha avuto un impatto reale molto inferiore rispetto a quanto comunicato e, soprattutto, è previsto per un periodo estremamente limitato. Ancora più preoccupante è il fatto che questo intervento venga finanziato attraverso tagli ai bilanci di diversi ministeri, tra cui Economia, Infrastrutture e Trasporti e Sanità. Questo significa che non siamo di fronte a una riduzione strutturale del costo del carburante, ma a uno spostamento di risorse da un capitolo all’altro dello Stato per finanziare una misura temporanea. È paradossale che si riducano risorse al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per finanziare un intervento che dovrebbe aiutare proprio il settore dei trasporti' - prosegue Franchini.
'Nel frattempo resta irrisolto il tema dei controlli sulla filiera dei carburanti: in presenza di tensioni internazionali i prezzi alla pompa aumentano immediatamente, mentre le riduzioni arrivano sempre con grande ritardo.
Su questo servirebbero controlli seri e sanzioni effettive contro eventuali fenomeni speculativi. Perché la sensazione diffusa tra le imprese è che quando i prezzi devono salire salgono subito, quando devono scendere scendono sempre dopo', continua la presidente di Ruote Libere.
'C’è poi un tema di cui si parla troppo poco: quando il prezzo del carburante aumenta, aumenta anche l’IVA incassata dallo Stato. Mentre imprese e cittadini pagano di più, le entrate fiscali aumentano. È un tema di cui si discute poco, ma che meriterebbe maggiore attenzione - sottolinea Franchini -. L’aumento del carburante non colpisce tutti allo stesso modo all’interno della filiera logistica. Ci sono settori che riescono ad adeguare i prezzi quasi immediatamente e settori che invece lavorano con contratti e tariffe stabilite mesi prima. L’autotrasporto, nella maggior parte dei casi, si trova in questa seconda condizione. Oggi molte imprese di autotrasporto stanno di fatto finanziando la filiera: pagano il gasolio a prezzi aumentati e incassano i trasporti a 60 o 90 giorni con tariffe concordate quando il carburante costava meno. In queste condizioni non si trasferiscono i costi, si riducono i margini'.
'A questo si aggiunge il problema della concorrenza: molte imprese straniere fanno rifornimento in Paesi dove il carburante costa meno e poi operano sul mercato italiano, mentre le imprese italiane sostengono costi più elevati e competono sullo stesso mercato.


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