'Questa attenzione lascia spazio alla speranza che davvero la lotta alla criminalità organizzata trovi la giusta collocazione rispetto al mondo dell'autotrasporto, un settore che ha proprio nel radicamento mafioso la sua prima e gravissima malattia. Un cancro le cui conseguenze nefaste sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti: non passa giorno che non emergano notizie di imprese sequestrate o che abbiano a capo soggetti riconducibili a famiglie mafiose - continua Cinzia Franchini -. Entrando nel dettaglio è importante sottolineare come oggi il solo requisito della onorabilità, che sappiamo essere una delle condizioni indispensabili per poter essere iscritti all'Albo degli autotrasportatori, non è più sufficiente a porre un argine solido al radicamento mafioso. Infatti sempre più spesso ci troviamo davanti a imprenditori i cui patrimoni sono frutto dell’attività illecita messa in campo da intere generazioni che li hanno preceduti. Profili tecnicamente preparati, in grado di investire enormi risorse economiche, superficialmente presentabili ma non per questo meno pericolosi. Anzi, proprio questa capacità mimetica consente loro di sfruttare per traffici criminali le caratteristiche tipiche del settore dell’autotrasporto, dalla capillarità alla possibilità di trasportare merci di ogni tipo, come armi e droga, senza particolari controlli. Oltre al requisito della 'onorabilità' è quindi necessario individuare insieme al Governo strumenti nuovi che possano consentire agli imprenditori onesti di prendere le distanze dai 'colleghi' (perché purtroppo di questo parliamo) mafiosi e ai committenti di riconoscere e di capire dove si nascondono determinati fenomeni. Un discorso che può essere applicato anche allo strumento delle interdittive antimafia, strumento di per se non più adeguatamente efficace per prevenire l'ulteriore propagarsi del cancro della mafia nell'autotrasporto'.
'Certamente quello che il Governo ha davanti è un percorso complesso ma l'attenzione dimostrata in queste prime battute è un buon inizio.



