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Ammazzarsi non è la soluzione

Ammazzarsi non è la soluzione

L'ennesimo suicidio. Stavolta a togliersi la vita è stato un ragazzo, trentenne, produttore agricolo di Vittoria, uno dei mercati ortofrutticoli più importanti d'Italia, stritolato dalla crisi economica da un lato e dalla mafia dall'altro


2 minuti di lettura

Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione.
C’è qualcosa che non funziona più nel nostro sistema economico. Tante, troppe difformità caratterizzano il comparto.
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Questa crisi per alcuni soggetti è diventata una manna dal cielo. La loro ricchezza e il loro potere politico sta aumentando a dismisura, è direttamente proporzionale all’impoverimento dei produttori agricoli. Chi governa ha il compito di fermare questa macelleria sociale. Deve individuare soluzioni immediate. E’ li per questo e non per rabbonire o anestetizzare la disperazione crescente. I fornitori, gli operai, le rate dei finanziamenti, le tasse, le cartelle esattoriali, i tributi comunali non si pagano con le pacche sulle spalle, con le promesse oppure con la solita frase: “adesso vediamo”.
Non c’è più nulla da vedere. C’è da evitare, e subito, altri gesti come questo.

Giorgio Stracquadanio
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