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Aurora informe, l'odissea senza meta di Roberto Ortolani

Aurora informe, l'odissea senza meta di Roberto Ortolani

Il libro dello scrittore modenese, edito da Etabeta, regala un viaggio nella complessità dell'animo umano mettendo in scena la fragilità di tempo e spazio


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Un racconto che non lascia punti di riferimento e che concede al lettore il lusso di intraprendere un viaggio tra l'esoterico e l'onirico, rompendo gli schemi classici del romanzo giallo. Una storia senza una vera conclusione, ma che lascia il sapore di un percorso follemente alla portata di tutti. 'Aurora informe', il libro dello scrittore modenese Roberto Ortolani edito da Etabeta, regala un viaggio nella complessità dell'animo umano mettendo in scena la fragilità stessa dei concetti di tempo e spazio. E anche la forma diventa contenuto, con la scelta di Ortolani di mutare continuamente voce narrante con vertiginosi salti temporali, descritti con la naturalità di chi immagina che l'invenzione sta nella sequenza cronologica, non nel suo contrario.
Così la storia della morte di quattro giovani ragazze, incarnazioni di Memoria, Fantasia, Senso comune e Virtù immaginativa, si trasforma in una odissea che stravolge la vita dei protagonisti, tutti alla disperata ricerca di un Senso, di una Pouvwna (potenza) che se ne frega delle categoria di giusto e sbagliato, di bene e male, ma che spalanca gli occhi a nuovi psichedelici mondi.
La figura geometrica del rombo fa da filo conduttore e da 'porta' tra la (presunta) realtà e l'altrove e i richiami alla cristianità (dalla figura del serpente alla eucarestia) diventano pretesto per il loro stesso superamento.
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I profeti di questa 'spiritualità informe' sono immancabilmente vittime di essa, condannati a tramandare a qualcun altro l'abisso che hanno avuto il privilegio e la sventura di toccare. E con l'incalzare del racconto, con lo sfogliare sempre più impellente delle pagine, il lettore scopre che nulla è impossibile e che le risposte non esistono, nemmeno nella finzione narrativa. Così, alla ricerca di qualche forma di verità, non resta che cibarsi di brandelli di umanità, galleggiando sul velo della follia di un vecchio teatro destinato ad essere abbattuto o di un'aurora destinata a non diventare mai alba.
g.leo.
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