'Nel 1980 c'erano ovviamente molte meno fonti di informazione, punto di riferimento i tre canali televisivi della RAI, le prime radio private dell'epoca si limitavano ad una rassegna stampa dei quotidiani. Canale 5 nasceva in quell'anno, ma i programmi erano tutti in differita. Un ruolo importante l'avrebbero avuto probabilmente i radioamatori, unico fenomeno di quegli anni paragonabile ad un social network attuale. Tramite i loro 'baracchini' potevano conversare con chiunque, anche con sconosciuti e proprio in quell'anno ebbero un ruolo decisivo nei primi giorni del terremoto dell'Irpinia. Si precipitarono in quelle zone e allestirono dei ponti radio contribuendo a coordinare i soccorsi'.
Non avremmo avuto virologi superstar come Burioni, gli opinion leader di allora erano i dottori e i farmacisti della città o del paese, tutto a livello locale. Un'Italia che riservava a queste fonti un'aura quasi mistica. Ci sarebbero stati i complottisti? Era ancora un'Italia dove si avevano forme di reverenza verso i giornalisti, pensiamo ad esempio ad Enzo Biagi, l'ha detto la televisione si diceva spesso per sottolineare l'autorevolezza di una affermazione. Erano persone di cui ti potevi fidare, anche se i cittadini incominciavano a mettere in discussione la RAI, siamo sull'onda del '77, delle stragi, pensiamo a quella di Bologna, le prime voci parlavano di una caldaia che sarebbe esplosa. Se non ci fossero stati i 'complottisti' di allora, avremmo creduto a quella versione, quando passano i mesi e vedi che c'è sempre il muro di gomma, è chiaro che inizi a vederci del losco.
Le radio libere erano la novità, le ascoltavamo con entusiasmo, probabilmente tutti avremmo chiamato il nostro disc jockey preferito per fare continuamente dediche. Siamo lontani dal fenomeno del sexting dei nostri giorni.
Stefano Soranna


.jpg)
