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Coronavirus nel 1980? Chiusi in casa come oggi ma niente virologi star

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Proviamo ad immaginare il lockdown 40 anni fa senza social networks, telefonini e runners in fuga


Coronavirus nel 1980? Chiusi in casa come oggi ma niente virologi star
Smart phone sempre in mano, calls tra colleghi, canali all news per gli ultimi aggiornamenti, per molti di noi l'isolamento di questi giorni è più sopportabile grazie alla tecnologia. Ma se l'emergenza Covid-19 fosse esplosa nel 1980? Cosa sarebbe successo? Lo abbiamo chiesto a Marcello Parmeggiani, a.k.a. Targi, creativo dai mille volti e autore del romanzo 'Ultimi analogici', storia di un gruppo di adolescenti modenesi ambientata nell'anno della strage di Bologna, del concerto dei Clash in piazza Maggiore, dell'avvento dell'eroina. L'editore è Artestampa.

'Nel 1980 c'erano ovviamente molte meno fonti di informazione, punto di riferimento i tre canali televisivi della RAI, le prime radio private dell'epoca si limitavano ad una rassegna stampa dei quotidiani. Canale 5 nasceva in quell'anno, ma i programmi erano tutti in differita. Un ruolo importante l'avrebbero avuto probabilmente i radioamatori, unico fenomeno di quegli anni paragonabile ad un social network attuale. Tramite i loro 'baracchini' potevano conversare con chiunque, anche con sconosciuti e proprio in quell'anno ebbero un ruolo decisivo nei primi giorni del terremoto dell'Irpinia. Si precipitarono in quelle zone e allestirono dei ponti radio contribuendo a coordinare i soccorsi'.

Non avremmo avuto virologi superstar come Burioni, gli opinion leader di allora erano i dottori e i farmacisti della città o del paese, tutto a livello locale. Un'Italia che riservava a queste fonti un'aura quasi mistica. Ci sarebbero stati i complottisti? Era ancora un'Italia dove si avevano forme di reverenza verso i giornalisti, pensiamo ad esempio ad Enzo Biagi, l'ha detto la televisione si diceva spesso per sottolineare l'autorevolezza di una affermazione. Erano persone di cui ti potevi fidare, anche se i cittadini incominciavano a mettere in discussione la RAI, siamo sull'onda del '77, delle stragi, pensiamo a quella di Bologna, le prime voci parlavano di una caldaia che sarebbe esplosa. Se non ci fossero stati i 'complottisti' di allora, avremmo creduto a quella versione, quando passano i mesi e vedi che c'è sempre il muro di gomma, è chiaro che inizi a vederci del losco. 
 
Lo smart working non era praticabile, se fossimo stati costretti ad andare in ufficio avremmo indossato tutti le divise degli operatori del pronto soccorso. 
Le radio libere erano la novità, le ascoltavamo con entusiasmo, probabilmente tutti avremmo chiamato il nostro disc jockey preferito per fare continuamente dediche. Siamo lontani dal fenomeno del sexting dei nostri giorni.


Le minacce ai runners? Non credo. Nel 1980 comunque pochissimi correvano, c'era molta gente in bicicletta. Bici ovunque, prima di Let's get physical di Olivia Newton-John, non correva nessuno. Se ci fossero stati ciclisti clandestini? I brontoloni sono sempre esisti, ma all'epoca c'era molta voglia di farsi gli affari propri, tanti anziani, ad esempio, avevano la mentalità di lasciar vivere i più giovani, anche quelli con la cresta.

Stefano Soranna




Stefano Soranna
Stefano Soranna
Mi occupo di comunicazione e pubblicità da un po' di tempo. Su La Pressa scrivo di musica, libri e di altre cose che mi colpiscono quando sono in giro o che leggo da qualche parte. La..   Continua >>

 
 

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